Impiegare più agenti non basta. Per proteggere il Giubileo servono leggi più forti contro il terrorismo. Come quelle di mezza Europa

di Ranieri Razzante - Direttore Osservatorio sul riciclaggio e il finanziamento al terrorismo
Editoriale

di Ranieri Razzante Il Giubileo che sta per iniziare rappresenta per il nostro Paese un banco di prova su cui testare l’effettiva, ed intera, struttura della sicurezza italiana di fronte al terrorismo internazionale. Tuttavia, come storicamente dimostrato, solo un sistema fondato su leggi moderne, e per quanto possibile proiettate al futuro, può evitare l’impreparazione dello Stato di fronte ai nuovi fenomeni criminali. Le forze dell’ordine, le forze armate, e i servizi di informazione per la sicurezza stanno svolgendo un ottimo lavoro, frutto dell’intelligenza e dello spirito di servizio di tutti gli uomini in divisa e non, ma ciò non basta. È necessario che lo Stato metta a disposizione anche gli strumenti normativi più adeguati entro i quali muoversi, magari all’interno di una cornice di coordinamento con i partner internazionali e soprattutto europei. Questo perché la minaccia, oggi rappresentata in particolare dai foreign fighters, non ha confini statali stabiliti ma, piuttosto, una caratterizzazione trasversale e transnazionale che richiama inevitabilmente la necessità di realizzare un sistema di norme di contrasto coordinate.  A ciò va sicuramente affiancato un parallelo sistema di intelligence sharing internazionale che permetta di compensare, per quanto possibile, l’imprevedibilità della minaccia stessa. Dal punto di vista interno, abbiamo oggi una buona legge antiterrorismo (n.43/2015). Questo però non è sufficiente. Come affermato recentemente dal Questore della Camera Dambruoso, è imperativo recepire nel nostro ordinamento le convenzioni firmate dall’Italia in sede internazionale sul contrasto del terrorismo nucleare e sul riciclaggio di denaro finalizzato al finanziamento del terrorismo in quanto hanno ad oggetto due aspetti strategici per il contrasto del fenomeno stesso. La prima, stipulata nel 2005, cerca di prevenire l’utilizzo di materiale radioattivo e nucleare per finalità terroristiche. La seconda prende in considerazione l’importanza delle risorse finanziarie di un’organizzazione terroristica e quanto sia fondamentale destabilizzare tale aspetto per indebolire gravemente le stesse organizzazioni, prevedendo a tale scopo, la confisca dei beni per chi ricicla denaro collegabile al terrorismo. Mai come in questo momento la prevenzione ha assunto un carattere imperativo che vede coinvolti, in un coordinato gioco di squadra, tutti gli attori istituzionali a ogni livello.