L’Egitto ritorna nel mirino del Califfato. I jihadisti del Sinai attaccano una nave militare. E intanto gli Usa mandano armi in Siria e Iraq

Per la prima volta l’Isis attacca una nave militare. E lo fa ai danni di una fregata della marina egiziana, andata in fiamme ieri dopo un attacco di un gruppo jihadista nel Sinai, roccaforte dei combattenti armati egiziani affiliati allo Stato Islamico. La rivendicazione, che è stata raccolta da Site, la società di monitoraggio delle organizzazioni radicali, è stata accompagnata sui social network da tre fotografie dell’attacco. L’equipaggio aveva avvistato “elementi terroristi” sulla costa di Rafah e si sarebbe messo al loro inseguimento. Durante un conflitto a fuoco tra i combattenti e i militari, sarebbe stato sparato “un missile teleguidato” contro la nave che, secondo alcuni testimoni, si trovava a circa tre chilometri dalla costa.

LA VENDETTA
Un attacco, quello dei jihadisti, che potrebbe essere una sorta di vendetta. L’esercito egiziano, infatti, conduce da due anni delle operazioni a grande scala nel Nord del Sinai per tentare di contenere gli attacchi jihadisti contro le forze dell’ordine che si sono moltiplicati dalla destituzione del presidente islamista Mohamed Morsi nel 2013. Il Nord della penisola è il bastione dei militanti fedeli allo Stato islamico che vi hanno abbattuto decine di soldati e poliziotti negli ultimi due anni. Hanno anche compiuto attacchi nel Canale di Suez che separa il Sinai dal resto dell’Egitto.

I PRECEDENTI
Inoltre, l’attacco contro la nave militare arriva dopo la serie di attentati e scontri a fuoco con i terroristi che hanno sconvolto in queste ultime settimane l’Egitto. La scorso primo luglio i guerriglieri dello Stato del Sinai hanno dato il via ad una complessa operazione di assalto contro 20 posti di blocco della polizia e dell’esercito nell’area delle città di Sheik Zuid e al Arish, sempre nel Sinai settentrionale, dove sono rimasti uccisi 21 militari e 240 terroristi. In seguito agli attacchi l’esercito ha intensificato le operazioni nella regione anche con l’ausilio di elicotteri Apache. Lo scorso 11 luglio al Cairo è invece esplosa un’autobomba nei pressi del Consolato italiano, causando la morte di una persone e diversi feriti.

LE ARMI
Insomma, i jihadisti dello Stato Islamico guidati dal Califfo Abu Bakr al Baghdadi continuano a minacciare ed attaccare chiunque vogliano. Proprio per la globalizzazione della minaccia terroristica e la guida a stelle e strisce delle forze alleate in missione in Siria e in Iraq, un’azienda statunitense consegnerà forniture militari e materiale per la sicurezza nelle aree confinanti proprio con Iraq e Siria. Un progetto realizzato nel quadro di un accordo tra Usa e Giordania del valore di 79 milioni di dollari. La società Usa Raytheon si incaricherebbe infatti di consegnare ai militari giordani radar, telecamere a raggi infrarossi, strumenti di comunicazione, veicoli e altro materiale per migliorare la capacità di Amman di assicurare la sicurezza dei confini con Siria e Iraq.