L’Europa si spacca pure sulla guerra in Siria. Trump frena sui tempi d’attacco. Intanto le truppe russe entrano con Assad nella riconquistata Douma

di Carmine Gazzanni
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L’annuncio è arrivato da Emmanuel Macron: “Abbiamo le prove che armi chimiche, quanto meno cloro, sono state utilizzate dal governo di Bashar al-Assad”. Ecco perché, ha detto il presidente francese, bisogna muoversi per annullare “le capacità di attacco chimico del regime siriano”. Presto, ha concluso Macron, vi saranno delle “decisioni da prendere nei tempi desiderati, quando questo sarà più utile e più efficace”. Insomma l’Eliseo appoggia in pieno, con Theresa May che già aveva parlato due giorni fa, la campagna militare di Donald Trump: bisogna intervenire in Siria perché, questa è la linea, Assad è colpevole di usare armi chimiche contro i ribelli. In effetti sulla questione è intervenuta anche l’Unione europea. “Nel rapporto che abbiamo pubblicato domenica c’è scritto che in base ai nostri rapporti la maggior parte delle prove indicano che siano state usate armi chimiche in Siria nell’attacco del fine settimana”, ha detto Maja Kocijancic, portavoce della Commissione europea rispondendo ad una domanda dei cronisti. I “tempi desiderati” cui fa riferimento Macron, però, ancora non sono chiari. Ci ha tenuto a ribadirlo lo stesso Trump con un tweet: “Non ho mai detto quando avremmo attaccato. Potrebbe essere molto presto o non così presto! E comunque la mia amministrazione ha fatto un gran lavoro nel liberare la regione dall’Isis. Dov’è il nostro ‘Grazie America?’”.

Dietrofront tedesco – Tuttavia, mentre Francia e Inghilterra sono in stretto contatto con la Casa Bianca e con la Nato, a tirarsi fuori è stata Angela Merkel. La Germania non parteciperà a una possibile operazione militare occidentale contro Damasco per il presunto attacco chimico compiuto a Douma la scorsa settimana. È stata laconica la cancelliera tedesca. Parlando alla stampa a Berlino, la Merkel ha tuttavia dichiarato che “è evidente che la distruzione delle armi chimiche siriane non è stata completata”. Ma per ora, ha ribadito, la Germania non entra in guerra. In serata è arrivata anche la decisione dell’Italia con Paolo Gentiloni che ha annunciato che “l’Italia non parteciperà ad azioni militari in Siria”. In base agli accordi internazionali e bilaterali, l’Italia continuerà a fornire supporto logistico alle attività delle forze alleate, contribuendo a  garantirne la sicurezza e la protezione. Ma non parteciperà agli scontri “Una soluzione stabile e duratura per la Siria potrà venire lavorando per la pace e dando spazio alle Nazioni Unite” ha detto il premier.

In trincea – Cauti anche i toni russi. “La Russia segue da vicino le dichiarazioni che arrivano da Washington” sulla Siria “e continuiamo a pensare che sia necessario astenersi da qualsiasi passo che possa portare ad un’ulteriore escalation” nel Paese mediorientale, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, parlando alla stampa a Mosca. Il portavoce ha quindi ribadito che non è in agenda un colloquio telefonico tra Vladimir Putin e Trump. Nel Mediterraneo orientale, intanto, c’è un grande movimento di navi da guerra e aerei che trasportano carburante e munizioni nelle basi. La Russia ha spostato quasi tutte le sue navi militari che erano ormeggiate nel porto siriano di Tartus. Ma la vicinanza di Vladimir Putin a Damasco oggi si è palesata in forma ancora più evidente quando è arrivata la notizia della liberazione di Douma dai ribelli, resa possible anche grazie all’intervento di agenti della polizia militare russa che sono stati dispiegati nella città siriana. “Da oggi le unità della polizia militare delle forze armate russe lavorano nella città di Douma. Sono una garanzia dell’osservanza della legge e dell’ordine nella città”, ha detto il ministero della Difesa in una nota riferita dall’agenzia di stampa Ria Novosti.

Lo scontro resta alto. E tutti, dalla Russia agli Usa, tirano per la giacchetta l’Onu. Anche Mosca ha sottolineato come la minaccia da parte degli Usa di usare la forza contro la Siria violi la carta delle Nazioni Unite, come detto dal ministero degli Esteri russo. Ma dall’Onu, per ora, tutto sembra tacere.