Tripoli sotto assedio dei ribelli. Guerra a pochi chilometri dalla capitale: 50 morti, soprattutto civili. E Salvini punta il dito contro Macron per il caos libico

dalla Redazione
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La situazione in Libia agita la politica italiana. L’escalation di violenze e morti che sta coinvolgendo Tripoli dove, a seguito degli scontri degli ultimi giorni, è stato proclamato lo stato d’emergenza, è diventato nuovo terreno di scontro tra Italia e Francia e, più in particolare, tra Emmanuel Macron e Matteo Salvini. L’acuirsi degli scontri armati tra milizie ha causato almeno 50 morti e 105 feriti, in gran parte civili, secondo l’ultimo bilancio fornito dall’emittente televisiva qatariota Al Jazeera. Gli scontri si concentrano principalmente nel sud della capitale dove, secondo l’ultimo aggiornamento, la Settima brigata di Tarhuna, ex roccaforte di Gheddafi situata a 20 chilometri a sud-ovest di Tripoli, considerata vicina al generale Khalifa Haftar, appoggiato da Parigi e dal presidente Emmanuel Macron è a soli 6 km dalla capitale libica. È per questa ragione che il Consiglio presidenziale guidato da Fayez al Sarraj, il premier del governo di accordo nazionale sostenuto dalle Nazioni Unite, ha chiesto l’intervento di altre due forze libiche per difendere la capitale. Da qui il caos che potrebbe avere immediati effetti anche sull’Europa e, in principal modo, sull’Italia.

Scontro europeo – Non è un caso che subito si è pensato alla sicurezza dei nostri concittadini in territorio libico. Fonti della Difesa assicurano che i militari italiani nel Paese stanno bene e in sicurezza e che nessun problema è riscontrato all’ospedale da campo a Misurata, mentre la ministra Elisabetta Trenta segue costantemente l’evolversi dei fatti. Sulla crisi è intervenuto anche Matteo Salvini per “escludere” qualsiasi intervento militare dell’Italia. Prima di lui anche Palazzo Chigi era intervenuto con una nota “per smentire categoricamente la preparazione di un intervento da parte di corpi speciali italiani in Libia ed esprime preoccupazione e l’invito a cessare immediatamente le ostilità”. Ma il leader leghista individua anche una precisa responsabilità politica dietro la crisi libica. “Chiedete alla Francia”, dice lasciando Palazzo Chigi, rispondendo ai cronisti che gli chiedono se alla luce della situazione attuale non si sia pentito di aver definito la Libia un porto sicuro. “Sono preoccupato, penso che dietro ci sia qualcuno. Qualcuno – ha aggiunto – che ha fatto una guerra che non si doveva fare, che convoca elezioni senza sentire gli alleati e le fazioni locali, qualcuno che è andato a fare forzature, a esportare la democrazia, cose che non funzionano mai. Spero – ha concluso – che il cessate il fuoco arrivi subito”. Il riferimento, neanche troppo velato, è alle forzature di Macron che ha insistito per tenere elezioni a dicembre, elezioni che, spera l’Eliseo, possano avvantaggiare Haftar, nonostante l’Europa tutta (ad eccezione della Francia) sostenga al Sarraj. Una ricostruzione, quella di Salvini, che è stata duramente criticata in Italia dal Pd e, in particolar modo da Graziano Delrio, secondo cui “se non si costruiscono alleanze il risultato è che l’Italia sarà in grave difficoltà”. Ancora più critico Matteo Renzi: “Quando c’era Minniti andava una volta al mese in Libia mentre il ministro va a Milano Marittima: il risultato è che l’Italia non tocca più palla. Un mojito in meno, caro ministro dell’Interno, e fai un viaggio di più in Libia che serve all’Italia”. La situazione, però, resta bollente. In un tweet, l’ambasciata italiana a Tripoli ha smentito la notizia della chiusura della rappresentanza diplomatica. Domenica pomeriggio, però, una nave dell’Eni ha evacuato alcuni tecnici impiegati nei terminali e pozzi legati al complesso di Mellitah e alcuni militari a fine turno assieme a dipendenti dell’ambasciata: una misura puramente precauzionale, considerando che l’unico aeroporto di Tripoli rimane chiuso.