L’inchiesta che imbarazza il consigliere del Csm Palamara. Nel mirino degli inquirenti i rapporti con un imprenditore poi arrestato

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Non sarà un terremoto politico o giudiziario ma l’inchiesta sul magistrato Luca Palamara è già fonte di grande imbarazzo. Intendiamoci, parliamo di un fascicolo senza né indagati né ipotesi di reato, che vede al centro della questione il pm e componente di Unicost, ovvero della corrente che proprio ieri è stata determinante nella nomina del vicepresidente del Csm David Ermini legato al Pd, e l’imprenditore Fabrizio Centofanti. Un nome, quest’ultimo, forse noto a pochi ma balzato su tutte le prime pagine dei giornali in occasione dell’arresto avvenuto lo scorso mese di febbraio, per una vicenda del tutto diversa, per pesantissime accuse che vanno dall’associazione a delinquere alle false fatture fino alla corruzione. E proprio indagando sull’imprenditore che i pm romani venivano a conoscenza degli stretti rapporti che questo intratteneva con il magistrato. Legami che non venivano recisi neanche a seguito della perquisizione a cui veniva sottoposto Centofanti nel 2017. Nulla di illegale, forse una semplice amicizia come sostenuto dallo stesso Palamara, ma qualcosa che ha costretto i colleghi romani ad inviare tutti gli atti agli omologhi della Procura di Perugia, quest’ultima competente per le indagini nei confronti dei magistrati della Capitale. Ad occuparsi della delicata questione è il procuratore Luigi De Ficchy che, dopo aver visionato gli atti provenienti da Roma ed aver effettuato la propria inchiesta, deciderà se archiviare il procedimento o meno.