L’universo dei comitati ministeriali: ci sono, costano ma non si riuniscono mai. Cooperazione, Adozioni e Diritti Umani restano abbandonati

di Carmine Gazzanni
Cronaca
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L’ultimo esempio è, forse, il più clamoroso ma non è l’unico. Parliamo dei tanti “comitati interministeriali” che ritroviamo nei gangli più oscuri spesso della nostra macchina burocratica. Gangli, però, essenziali perché spesso questi comitati determinano finanziamenti, politiche, programmazioni. Insomma, senza questi organi le politiche, siano esse sociali che ambientali, fiiscono con l’essere monche. Ed è esattamente questo quanto sta accadendo in relazione alla Cooperazione per lo Sviluppo. Parliamo, cioè, di tutti quegli sforzi, nazionali e internazionali, per alleviare la povertà nel mondo e aiutare i Paesi in via di sviluppo a rafforzare le proprie istituzioni e amministrazioni.

Aiuti al terzo mondo – Pochi probabilmente sapranno che la legge di riforma della Cooperazione allo Sviluppo (la numero 125 del 2014) ha istituito per l’appunto il Cics, ovvero il Comitato Interministeriale per la Cooperazione allo Sviluppo,  con il compito di “assicurare la programmazione e il coordinamento di tutte le attività in materia di cooperazione allo sviluppo, nonché la coerenza tra queste e le politiche nazionali”. Un ruolo fondamentale, dunque. E non a caso il Cics è presieduto dal Presidente del Consiglio ed è composto in pratica da tutti i ministri con portafoglio, a cominciare dal titolare della Farnesina (nella fattispecie Angelino Alfano), che dovrebbe ricoprire il ruolo di vicepresidente del Comitato. Ma qui sorge il problema: nonostante peraltro la legge obblighi il comitato a pubblicare relazioni annuali, lo stesso organo non dà segni di vita dal 2015. Per l’esattezza dall11 giugno 2015, giorno in cui è stato stilato il regolamento del Cics. Dopodiché silenzio assoluto. “Il problema non è da poco – ci dice Nino Sergi, fondatore della Ong Intersos – perché significa far perdere efficicacia alle azioni delle Organizzazioni Non Governative che si occupano di pace o povertà nel mondo. Manca coerenza politica perché le nostre azioni poi va a finire che non sono in linea con le politiche nazionali portate avanti dal nostro Paese”. Di fatto, conclude Sergi, “non c’è attenzione politica alla cooperazione perché è stato anche proposto il problema in Consiglio dei ministri, ma poi la questione passa ormai da 20 mesi sempre in secondo piano”. Senza dimenticare anche il lato più prettamente economico del discorso: “la programmazione triennale, con gli stanziamenti previsti, scadrà a fine 2017. E in quel momento bisognerà necessariamente riunirsi”.

Tutto fermo – Ma quello della Cooperazione, come detto, non è che l’ultimo esempio di una lunga serie. Di comitati fantasma, la nostra amministrazione è piena. Prendiamo la Commissione preposta alle Adozioni Internazionali. Nonostante i ripetuti solleciti delle associazioni, qui è tutto fermo: sul sito l’ultimo aggiornamento è di giugno 2016. Addirittura tra i membri è riportato come “Presidente del Consiglio” ancora Matteo Renzi. Di più: come denunciato ancora dalle associazioni a gennaio di quest’anno, l’ultima riunione deliberante è stata addirittura nel Novembre 2013. Poi più nulla. Silenzio tombale, fatta eccezione per una formale riunione di insediamento nel giugno 2014. E ancora. Pensiamo al cosiddetto “Ciprie”. Parliamo, cioè, del Comitato Interministeriale per l’Inquinamento Elettromagnetico. Nella prima riunione, si legge sul sito, risalente al 4 agosto 2015, “è stata svolta un’analisi dello schema della relazione informativa annuale da trasmettere al Parlamento sulle attività svolte nel 2014 sotto il profilo amministrativo”. Dopodiché è calato il gelo più totale. Finita qui? Certo che no. Pochi sanno dell’esistenza del Cidu, il Comitato per i Diritti Umani, presieduto “da un alto funzionario della carriera diplomatica” e composto “ da rappresentanti di ministeri, amministrazioni ed enti che a vario titolo si occupano delle tematiche dei diritti umani”. Tutto lodevole. Se non fosse che l’unica relazione al Parlamnento risalga al 2009 ma non è scaricabile dato che, al posto del link, si legge soltanto un (testuale!) “mnmnmnmnmn”. Inverosimile se si pensa che parliamo di un sito istituzionale. Peccato però: sarebbe stato curioso sapere cosa faccia il Comitato per i Diritti Umani, dato che nel frattempo sono state confezionate tre consulenze ad hoc per il Cidu. Dal 7 marzo a fine mese, in tre (tra professori ed esperti) porteranno a casa 3.600 euro a testa. Non pochi, considerando che parliamo di meno di 20 giorni lavorativi. Se poi il risultato è una non-relazione per la quale si legge soltanto un’infinità di m e n che si susseguono, è tutto dire.

Tw: @CarmineGazzanni