Lo Stato non paga i suoi debiti e nasconde i dati. Il monitoraggio è fermo al 2015. E i privati avanzano 65 miliardi

di Carmine Gazzanni
Primo piano

La promessa era di quelle importanti: pagare tutti i debiti che i privati avanzano dalla Pubblica amministrazione. Una partita capitale, tanto che, il 13 marzo 2014, Matteo Renzi promise in Tv agli italiani che il 21 settembre di quell’anno, giorno del suo onomastico, avrebbe fatto un pellegrinaggio al santuario di Monte Senario se il suo Governo non avesse pagato tutti i debiti che la Pubblica amministrazione aveva contratto fino al 2013. Da allora sono passati più di tre anni, ma l’ex premier non si è mai recato in pellegrinaggio per espiare la promessa mancata. Già, perché nonostante i reiterati annunci del Governo, in questi ultimi tre anni la Pubblica amministrazione non ha ridotto i lunghissimi tempi di pagamento di beni e servizi. Ma c’è di più: dato che al peggio non c’è mai fine, anche la sola promessa perlomeno di monitorare i debiti del pubblico nei confronti dei privati è stata miseramente infranta, dato che l’ultimo aggiornamento rinvenibili sul sito del ministero dell’Economia risale addirittura all’agosto 2015. Un anno e mezzo fa. Da allora il silenzio assoluto. Come dire: per cancellare un problema, l’importante è non parlarne.

Soldi scomparsi – Peccato, però, che ovviamente così facendo il problema in realtà resta e anzi si aggrava. Ma facciamo un passo indietro per capire meglio di cosa stiamo parlando. Prima Enrico Letta e poi come detto Renzi, avevano cercato di risolvere la questione dei debiti con i fornitori mettendo sul piatto, tra decreti ad hoc e leggi di Stabilità nel biennio 2013-2014, ben 57 miliardi di euro. Dispiace però constatare che già da allora il fondo era insufficiente dato che, secondo dati del Mef, il debito complessivo con i privati nel 2014 raggiungeva quota 70 miliardi di euro. Insomma, il finanziamento previsto dal Governo comunque non sarebbe bastato. Ma c’è di più. Già, perché dei 57 miliardi stanziati, le “risorse finanziarie rese disponibili agli enti debitori” sono state soltanto 44,6. E di questi sono stati utilizzati concretamente per pagare i debitori solo 38,6 miliardi. Insomma, a conti fatti su un rosso di 70 miliardi nel 2014, alla fine della fiera è stato coperto poco più della metà del necessario. Con una domanda che resta drammaticamente senza risposta: che fine hanno fatto gli altri 19 miliardi che pure erano stati stanziati? Mistero.

Il rosso cresce – Come detto, però, non basta tacere su un problema per farlo istantaneamente evaporare. E così nel frattempo i debiti dei privati, manco a dirlo, sono aumentati. Secondo gli ultimi dati della  Cgia (Confederazione Generale Italiana degli Artigiani) di Mestre, le aziende private, a fronte di forniture, manutenzioni o lavori fatturati alla Pubblica amministrazione, vanterebbero crediti per 65 miliardi di euro, di cui 31 sono di natura fisiologica mentre 34 sono imputabili ai ritardi colossali nei pagamenti. Questi dati, peraltro, sono secondo la stessa Cgia “sicuramente sottodimensionati” proprio perché “riferiti ancora al 2015”. Tutto questo nonostante – è bene ricordarlo – esista una legge, approvata nel 2013, che obbligherebbe (ma il condizionale, a questo punto, è d’obbligo) gli enti pubblici a pagare i fornitori entro 30 giorni, salvo non sia un’azienda sanitaria per cui si può arrivare fino ad un massimo di 60 giorni. Inutile dire che la norma venga costantemente disattesa, viste le evidenti lungaggini. Ma nessuno lo dica al Governo: dovesse qualcuno svegliarsi dal letargo. Non sia mai.

Tw: @CarmineGazzanni

Loading...