Lo Sviluppo delle lobby: al Ministero 368 iscritti. Ma ci sono assenze eccellenti, da Amazon a Google

di Stefano Sansonetti
Primo piano

Una prima finestra sulla trasparenza è stata aperta. Anche se forse sarebbe meglio chiamarla “finestrella”. Il dato certo, e comunque significativo, è che finora sono 368 i soggetti iscritti nel registro dei lobbisti del ministero dello sviluppo economico lanciato qualche mese fa da Carlo Calenda. Per gli amanti dei calcoli, considerando che le prime iscrizioni sono partite il 6 settembre scorso, si tratta di più di sette registrazioni al giorno. Un passo in avanti, non c’è che dire, visto che per incontrare ministro e sottosegretari bisogna essere iscritti. Ma anche tanti buchi che forse andrebbero colmati. Per esempio negli elenchi, divisi per categoria, manca qualche operatore “eccellente”. Così come in tutta la regolamentazione pubblicata sul sito dello Sviluppo spicca l’assenza di un qualsiasi riferimento al “reporting”: da oggi sappiamo che ci sono 368 portatori di interessi nei confronti del ministero, ma non sapremo quando avverranno gli incontri tra lobbisti e funzionari, chi incontrerà chi e su quale tema. In più va considerato che la stessa iscrizione nel registro è su base volontaria.

I DETTAGLI – Ad ogni modo la categoria più numerosa è quella delle associazioni commerciali e di categoria, con 124 iscrizioni. Qui, però, a farla da padrona è la Confindustria, che praticamente ha infilato moltissime confederazioni territoriali. Al secondo posto, con 121 registrazioni, ci sono imprese e gruppi. In questo caso abbiamo tutti i più grossi interlocutori del ministero in base ai settori d’interesse, dall’energia alle telecomunicazioni. Tra le società partecipate dallo Stato, però, spiccano le assenze (per ora) di aziende che comunque potrebbero avere interessi da perorare di fronte al ministero come Poste, Ferrovie e Finmeccanica. E soprattutto mancano colossi che per certo hanno contatti col ministero come Google e Amazon. Ancora, con 41 registrazioni ci sono le società private di lobbying. Anche qui accanto alla registrazione di alcuni dei nomi più noti, come Fb & Associati, Reti, Strategic Advice, Open Gate, Utopia, Comin & Partners e via dicendo, spicca l’assenza di alcune realtà come Public Affairs Advisors e Hdrà, quest’ultima particolarmente agganciata a palazzo Chigi e con uno folto numero di clienti pubblici e privati. Così come ci sono assenti “eccellenti” nella categoria dei sindacati. Se Cisl, Abi (associazione bancaria) e Cia (agricoltori) risultano iscritti, di Cgil, Uil e tanti altri per ora non c’è traccia. Di sicuro la pubblicazione dei 368 soggetti contribuisce a evidenziare profili che spesso sfuggono alla messa a fuoco degli stessi operatori del settore.

GLI ALTRI – Tra le realtà private di lobbying, per esempio, si segnala una società londinese che si chiama Tancredi Intelligent Communication Ltd, guidata da Giovanni Sanfelice di Monteforte, ex Barabino e Telecom. Oppure ci sono la Cosind Sa e la Innovazione2 Sagl, due società che hanno sede allo stesso indirizzo di Chiasso, in Svizzera, entrambe rappresentate sul registro da Francesco Giammarino. La Cosind, curiosità, evidenzia nel registro una delle maggiori spese per attività di lobbying, tra gli 800 e i 900 mila euro. E questo è un altro degli elementi di debolezza dell’elenco, perché non tutte le società indicano fatturato e spese per attività d’interesse. Ancora, nella categoria dedicata alle amministrazioni locali, a dir la verità per ora numericamente molto scarsa, si segnala una società con recapito a Pechino che si chiama Cinitalia-Gbtimes, interessat a coproduzioni italo-cinesi e a un progetti con la Rai, rappresentata da Gengnian Wang.

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