Lobby fuori e dentro il Palazzo. Al Senato si schederà tutto. Così sarà più difficile restare nell’ombra. Ma continua a mancare una legge di settore

di Stefano Sansonetti
Politica

Ormai ne ha quasi fatto un vessillo. Nel Paese in cui proliferano le lobby, ma stenta ancora a vedere la luce una legge organica sul settore, l’unica carta al momento disponibile sembra essere quella della costituzione di vari registri istituzionali. Sul punto, ieri, è tornato alla carica Riccardo Nencini, già viceministro dei trasporti nel precedente Esecutivo, oggi vicepresidente del Gruppo Misto al Senato (nonché segretario del Psi). L’obiettivo è quello di istituire, attraverso un apposito regolamento, un registro dei lobbisti al Senato, come ha fatto la Camera nella scorsa legislatura.

Le novità -Il tutto, però, con alcuni correttivi che nell’ottica dell’ex viceministro dovrebbero imprimere la svolta: andranno registrati anche gli incontri tra lobbisti e dirigenti del Senato (quindi non solo con i senatori) e gli incontri all’esterno del “Palazzo” (quindi non solo quelli all’interno). Due buchi che, per Nencini, permangono ancora nel registro lanciato l’anno scorso da Montecitorio. Lo stesso senatore, nella premessa alla sua proposta di regolamento, mette in chiaro che “l’attività di lobby va monitorata non solo quando si svolge all’interno delle sedi del Senato, ma anche all’esterno”. Più nel dettaglio, oltre alla definizione dell’attività di rappresentanza di interessi, la proposta di regolamento prevede l’istituzione di un registro dei lobbisti precluso sia a chi ha subìto condanne definitive per reati contro la Pubblica amministrazione, la fede pubblica o il patrimonio, sia a chi ha ricoperto, nei 12 mesi precedenti all’iscrizione, cariche di governo o svolto mandato parlamentare. è appena il caso di ricordare che Nencini, da viceministro di trasporti, istituì un registro per documentare i suoi incontri. In più, proprio all’inizio di questa legislatura, ha depositato un disegno di legge per regolare in maniera organica il settore, simile a una proposta già presentata nel 2013 (all’inizio della precedente legislatura).

Il punto – E qui veniamo a un punto nodale. I maggiori esperti di lobby, da tempo, insistono sul fatto che procedere con l’istituzione di vari registri, non coordinati tra loro, non contribuirà al raggiungimento di una trasparenza “matura”. Nella scorsa legislatura, per dire, hanno convissuto tre registri molto diversi tra loro: quello della Camera, quello di Nencini ai Trasporti e quello voluto dall’ex ministro Carlo Calenda al ministero dello Sviluppo. A questi si aggiungono alcuni registri costituiti a livello regionale, anche qui gli uni diversi dagli altri. Le più aggiornate “teorie” lobbistiche, che ormai vengono stabilmente insegnate anche nelle nostre università, sostengono che a questo punto non si può più fare a meno di una legge che regoli in modo complessivo e coordinato l’interno settore. Ed è proprio da quest’ultimo di vista che, verosimilmente, occorre uno scatto di reni. Del resto gli archivi di Camera o Senato pullulano di proposte in tal senso. A parole tutti vogliono regolare le lobby. Nei fatti ad agire sono in pochi.

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