L’ultimo tempio delle lobby. A Rimini sfila l’Italia in declino. Da Confindustria e Cisl i soliti luoghi comuni. Ma al meeting si può, tanto pagano gli sponsor

di Gaetano Pedullà
Editoriale

Beppe Grillo l’aveva anticipato con una lettera pubblicata ieri sul Fatto Quotidiano. In Italia è sparita l’opposizione, tanto che il Governo deve fare da sé pure questa, con la dialettica interna su questioni come la possibile nazionalizzazione delle autostrade. A quel che rimane del vecchio establishment restano poche sagrestie nelle quali pontificare, luoghi ritenuti sicuri perchè sostenuti dalle grandi lobby, dietro le quali si muove tutto quello che ha fatto e disfatto il nostro Paese. Una – di sicuro ad agosto la più affollata di queste sagrestie – è il Meeting di Comunione e Liberazione in corso a Rimini. Dunque, per restare in tema biblico, quella del fondatore dei Cinque Stelle non è tanto una profezia quanto una onesta constatazione dei fatti, basti guardare chi sovvenziona profumatamente e da anni l’appuntamento del Movimento lanciato da don Giussani.  Sponsor, associazioni di interessi, lobby in una parola, sono i padroni di casa di questo evento dove i padroni di un’Italia che oggi sembra lontanissima riescono a dire parole che altrove non oserebbero pronunciare. È il vantaggio di “giocare in casa”, che perlomeno ci fa capire fino in fondo cosa pensano entità che hanno tenuto in mano i destini del nostro Paese, prima di essere relegati dal loro stesso declino a un metro dall’irrilevanza.

Toh, chi si rivede – Tra questi non potevano mancare, ovviamente, l’ex potentissima Associazione degli industriali e i sindacati confederali, una volta (apparentemente) nemici giurati e ora costretti a salire inieme sul palco per unire le loro ultime residue forze. Così ieri è andato in scena un faccia a faccia tra il presidente della Confindustria, Vincenzo Boccia, e la segretaria generale della Cisl, Anna Maria Furlan. Un siparietto che è la quinta essenza dei motivi per cui questi mondi sono da tempo in declino. Parte Boccia, affermando che non è affatto vero che i mercati utilizzino lo spread per far cadere un Governo. Evidentemente questo signore era in vacanza su Marte quando a colpi di spread fu fucilato l’ultimo governo – bello o brutto che fosse – di Silvio Berlusconi. I mercati pensano solo ai soldi, ha spiegato il sapiente leader degli imprenditori, omettendo ingenuamente quanti soldi può fare la speculazione con un Paese avviato al default.

Salvate i tavolini – Quindi si è proseguito con le solite vuotissime chiacchiere, per la serie “il lavoro deve ridiventare una questione centrale per il Paese”: roba che i giornalisti economici oggi vicini alla pensione sentono da quando facevano i praticanti in redazione. Fino ad arrivare al propostone: aprire un tavolo di confronto con il Governo. Premesso che a Palazzo Chigi non sanno più dove mettere i tavoli che si aprono da decenni su ogni questione, basta questo linguaggio per capire quanto sia arcaico un certo sistema di rappresentanza e inadaguati i suoi rappresentanti. Un flop che dura da anni, ma che un tempo bastava la stampa amica per proteggere. O le lobby come quella di CL.

Commenti

  1. honhil

    E mentre si consuma quest’altro giro di valzer sulla linea dello sterile apparire, il commissario Ue per le migrazioni, Dimitri Avramopoulos, sapendo di avere al suo fianco tutto l’arcipelago sinistro, la magistratura e la Chiesa, agli italiani non ideologizzati dice: “I politici italiani devono mettere fine al gioco delle accuse, attaccare l’Ue significa spararsi nei piedi”. Che riassunto i due parole significa: sucate e ingoiate. E Mattarella, ovviamente, approva. Di questa Europa e di questi sinistri compagni gl’italiani di buonsenso non hanno di bisogno. Per fortuna, a maggio p.v. si vota. E gli europei sapranno liberarsi da questi arroganti satrapi sorosiani.

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