L’Unione europea ci bastona su tutto e dal 2021 ci obbligherà a darle più soldi. Tra multe infinite e direttive bizzarre

di Carmine Gazzanni
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Multe di ogni tipo, direttive da dover convertire in leggi nazionali finanche per le “navi adibite alla navigazione interna” (la n. 2016/1629) e per i “pacchetti turistici” (la n. 2015/2302), fondi comunitari di gran lunga inferiori rispetto al contributo italiano per Bruxelles. Il quadro che emerge non può che essere quello di un’Europa “padrona” che ci bastona su tutto. Dalle piccole alle grandi cose. Secondo quanto si legge nella lunga relazione che il sottosegretario alle Politiche europee, Sandro Gozi, ha consegnato in Parlamento proprio in questi giorni, nel 2017 l’Unione europea ha accreditato all’Italia, sotto varie forme e programmi specifici (come il Fami, ad esempio, cioè il programma relativo all’accoglienza per i migranti) 8 miliardi 110 milioni. Una cifra notevole, non c’è che dire. Se, però, confrontiamo alla cifra che il nostro Paese stanzia ogni anno al Parlamento europeo, è notevole il dislivello.

Secondo quanto si legge su un dossier realizzato dal Centro studi del Senato lo scorso 9 maggio e relativo alle “proposte della Commissione europea sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027”, scopriamo che “i contributi dei principali contributori netti del 2016 sono stati i seguenti: Germania 23,2 miliardi, Francia 19,4 miliardi e Italia 13,9”. Con un particolare non di poco conto: per i sette anni presi in considerazione, si legge ancora nel report del Centro studi, “la Commissione prevede stanziamenti pari a 1.135 miliardi di euro”. Si tratta di un aumento di oltre 100 miliardi rispetto al bilancio settennale attualmente in corso con una differenza non di poco conto: “con l’uscita del Regno Unito (per via della Brexit, ndr) saranno richiesti maggiori sforzi ai Governi dei restanti 27 Stati membri”. Insomma, Bruxelles ci chiederà più di quanto già non stiamo facendo. Con una ulteriore particolarità che lascia attoniti: “Dal complesso dei  documenti presentati dalla Commissione – scrivono i tecnici del Senato – non appare del tutto chiaro, stante l’obiettivo di una sostanziale invarianza del complesso delle risorse disponibili, la misura dello sforzo aggiuntivo richiesto ai restanti Stati membri”. Già, perché la Commissione dovrebbe far fronte in parte con fondi propri; peccato però che la stessa Commissione non definisca “un cronoprogramma dettagliato  per  la presentazione dei  provvedimenti relativi  alle nuove risorse individuate e, pertanto, non risulta chiaro a partire da quale data le nuove risorse saranno effettivamente disponibili”. Insomma, dovremmo fare di più, ma come non è dato saperlo. O, meglio, l’Europa preferisce non dirlo.

Sanzioni salate – Ma, ovviamente, la questione non finisce qui. Nel corposo report di 286 pagine che Gozi ha consegnato in Parlamento, non poteva mancare il capitolo sui contenziosi aperti. Nonostante il pregevole lavoro portato avanti dal sottosegretario, la mole resta spaventosa. Basti questo: “sono state notificate nel 2017 complessivamente 534 cause pregiudiziali, delle quali 59 attivate da giudici italiani e 475 attivate da giudici di altro Stato membro, per un totale di oltre 1500 documenti esaminati tra ordinanze di rinvio dei giudici a quo e osservazioni formulate dalle Amministrazioni competenti per materia”. E poi, manco a dirlo, ci sono le procedure d’infrazione che l’Europa ha aperto nei nostri confronti: a fine 2017 erano 62. Alcune di queste, come sappiamo sono giunte a sentenza (e qui, è bene dirlo, anche e soprattutto per nostra mancanza e negligenza). Si va dalle infrazioni sulle discariche abusive fino alla gestione rifiuti in Campania. In totale sono quattro: fino a dicembre 2017 abbiamo pagato in multe qualcosa come 412 milioni di euro. Meno male che alcune procedure sono state chiuse. Come quella sulla “composizione delle squadre di Pallanuoto”, archiviata a febbraio 2017. Sì, anche su questo Bruxelles ci avrebbe multato.

Twitter: @CarmineGazzanni

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