Ma quale maltempo: il Paese si ferma perché hanno smontato la Protezione civile. Ecco la denuncia di Zamberletti

di Giorgio Velardi
L'intervista

La ricetta è molto chiara e precisa: servono meno regole per gestire situazioni eccezionali, meno lacci e lacciuoli, insomma, e il ripristino di un dicastero ad hoc, proprio come quello voluto da Sandro Pertini nel 1981 dopo il terremoto in Irpinia poi abolito dal Governo Berlusconi I. Giuseppe Zamberletti, 84 anni, è il ‘padre’ della Protezione civile, tanto da esserne stato ministro quando a Palazzo Chigi c’era Giovanni Spadolini. Contattato da La Notizia, l’ex deputato della Dc bolla come “strumentali” le polemiche del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, chiedendosi piuttosto se il Comune avesse predisposto un piano adatto a gestire una situazione ampiamente prevista. Ma non solo, appunto.

Zamberletti, oggi le cose stanno meglio o peggio rispetto a quando c’era lei?
“La Protezione civile si muove sui binari che abbiamo tracciato a suo tempo, da un punto di vista legislativo siamo andati avanti. Sono cambiate molte cose, non sempre in meglio…”.

A cosa si riferisce?
“Per esempio, durante il terremoto del Centro-Italia la Protezione civile non ha affrontato la seconda fase dell’emergenza, cioè quella della ricostruzione delle condizioni economico-sociali della comunità”.

Per intenderci?
“Le famose casette sono state consegnate in ritardo, così i tempi per il reinsediamento della popolazione sono stati e sono ancora lunghissimi. Circostanza che non si è verificata quando ci fu il terremoto dell’Irpinia: in quel caso, dopo meno di un anno i cittadini vennero ricollocati. E anche il modello del 2009, dopo il terremoto dell’Aquila, era più efficiente”.

Insomma, invece di andare avanti torniamo indietro?
“Colpa dell’assenza di un commissario per l’emergenza, cosa diversa da quello per la ricostruzione. Ai miei tempi, di fronte a casi gravi come Friuli e Irpinia, ma non solo, si decise di mettere in campo un governo speciale di Protezione civile a servizio del territorio e delle amministrazioni locali. Oggi no: bisognerebbe guardare di più e meglio alle esperienze passate”.

Una vera e propria dimenticanza da parte del Governo. Ma quindi la ricetta qual è?
“Servono meno lacci e lacciuoli per gestire proprio le emergenze. Allora, il commissario straordinario del Governo aveva potere di deroga a tutte le leggi dello Stato, comprese quelle sulla contabilità generale. Non si seguivano le procedure normali”.

Solo questo o c’è dell’altro?
“Serve il ripristino di un’autorità politica che guidi il sistema di Protezione civile”.

Cioè un vero e proprio ministero?
“Sì. Oggi il capo del dipartimento di Palazzo Chigi guida il sistema nazionale, circostanza, chiariamoci, non in contraddizione con l’idea degli albori. Ma certo, una figura ad hoc avrebbe maggiore potere di rappresentanza in Consiglio di ministri. Anche perché i premier, per forza di cose, non riescono a dedicarsi a tempo pieno alla gestione della macchina. Aggiungo un’ultima cosa: serve una maggiore cultura della Protezione civile”.

Parla di prevenzione?
“Sì. Bisogna iniziare dalle scuole”.

Tw: @GiorgioVelardi

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