Salvare Marino e Zingaretti? Su Mafia Capitale il ministro Alfano deve prima salvare il suo partito. La decisione sul possibile scioglimento del Campidoglio arriverà solo il 27 agosto

A chi giova il silenzio del Governo sul destino del Campidoglio? Il Comune di Roma va sciolto o no per mafia? Di tempo ne è passato da quando il prefetto Gabrielli ha inviato la sua relazione al Viminale, ma da allora il documento giace in un cassetto. Perchè? Ieri la domanda è finalmente arrivata al ministro Angelino Alfano, che per non dare alcuna risposta è partito in contrattacco: “Io sono tecnicamente pronto a relazionare oggi in Consiglio dei ministri sul dossier del prefetto Gabrielli”, ha detto il titolare del Viminale, seondo cui “la decisione di procedere e del come procedere è del Consiglio dei ministri, quindi oggi pomeriggio decideremo insieme sul da farsi. Io sono tecnicamente pronto”. Arriva dunque il Consiglio dei ministri e cosa accade? Si decide di rinviare al 27 agosto. Prendere tempo è la parola d’ordine. E tempo si è preso ancora una volta.

SENZA FRETTA
D’altra parte fino a oggi il Ministero dell’Interno si era guardato bene dal correre dopo aver ricevuto la relazione di Gabrielli sul possibile scioglimento del Comune di Roma. E questo perché non è facile ignorare tutti gli elementi che dovrebbero portare al commissariamento. Anzi, qui diventa sempre più concreta l’ipotesi di sciogliere pure la Regione Lazio. Come mai tanta poca fretta, allora? Una ipotesi non può che far pensare a quella parte dell’indagine in cui è coinvolto lo stesso partito del ministro Alfano. Nelle sue ultime rivelazioni al Procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino e al sostituto Paolo Ielo, Buzzi ha detto che il sottosegretario Giuseppe Castiglione avrebbe ottenuto 400 assunzioni al Cara, il centro per i rifugiati di Mineo. E Castiglione è una sorta di serbatoio elettorale proprio di Alfano nella sua Sicilia.
Dunque perché mettere fretta a una decisione che rischia di accelerare l’inchiesta o magari esporre il Viminale ad aspre critiche nel caso in cui la Procura di Catania (dove è appena andato via il capo dell’Ufficio, Giovanni Salvi) dovesse chiedere l’autorizzazione a procedere per un provvedimento restrittivo a carico di Castiglione?

CONFONDERE LE ACQUE
Di certo l’aria che tira rispetto al commissariamento del Campidoglio è di far finta di nulla, anche per non esporre Roma a una figuraccia planetaria quando si aspetta il Giubileo e si corre per l’assegnazione delle Olimpiadi del 2024. Un immobilismo che salva Marino (e probabilmente il Campidoglio dall’essere conquistato alle prossime elezioni dai Cinque Stelle) ma fa a pugni con decine di altre decisioni, quando per molto meno rispetto a quanto emerso dall’inchiesta coordinata da Giuseppe Pignatone sono stati sciolti decine di Comuni. Meglio perciò annacquare la storia con altro, come farà il Consiglio dei ministri del 27 agosto unendo alla questione dell’inquinamento mafioso altri provvediemnti sul Giubileo e il commissariamento del debito.

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