Manovra alla francese per convincere l’Europa. Macron annuncia un taglio delle tasse da 25 miliardi. Di Maio segue a ruota: “Faremo come loro”

Il vice premier, Luigi Di Maio, non arretra di un centimetro. E, una volta tanto, il modello per l’Italia diventa la Francia del nemico pubblico numero uno: l’odiato Emmanuel Macron. Il sillogismo, d’altra parte, è semplice. “La Francia per finanziare la sua Manovra economica farà un deficit del 2,8%. Siamo un Paese sovrano esattamente come la Francia. I soldi ci sono e si possono finalmente spendere a favore dei cittadini. In Italia come in Francia”, scrive su Facebook il capo politico del Movimento 5 Stelle. Un ragionamento che non fa una piega. E che poggia tutto su una domanda: perché la Francia può finanziare in deficit il taglio delle tasse da 25 miliardi di euro annunciato nella prossima Finanziaria e l’Italia non può fare altrettanto per dare copertura al reddito di cittadinanza?

Vive la France! – Insomma, Di Maio gioca la carta della Manovra alla francese. Una rivoluzione che punta dritto alla Bastiglia del reddito e delle pensioni di cittadinanza confermati, dal vice premier anche a costo di sforare i tetto del rapporto deficit/Pil. Ma non è tutto. Rispondendo ai follower su Instagram, Di Maio annuncia per fine settembre che “nel decreto fiscale verrà previsto il carcere per chi evade”. Una misura dura, necessaria per recuperare fondi dall’evasione per destinarli sui progetti più importanti del Movimento 5 Stelle: “Certo, le pensioni di cittadinanza saranno a 780 euro”, assicura. Finanziate attraverso la sforbiciata alle pensioni d’oro non coperte dai contributi versati oltre la soglia dei 4.500 euro netti al mese. Inamovibile, in quella che definisce senza mezzi termini “la Manovra del popolo che aiuta gli ultimi e fa la guerra ai potenti”. Oltre al superamento della legge Fornero e ai soldi per risarcire i truffati delle banche. Il tutto senza tagliare la Sanità. “Neppure un taglietto – assicura Di Maio -. La salute dei cittadini è la cosa più importante. Dobbiamo allontanare i dirigenti politicizzati, eliminare gli sprechi e fare nuove assunzioni”. Quanto alle coperture, il richiamo al deficit sul modello della Manovra francese è un ulteriore messaggio a distanza al ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Arroccato sulla necessità di mantenere l’asticella del rapporto deficit/Pil entro l’1,6%. Dispensa ottimismo anche il premier, Giuseppe Conte. Che tra un Consiglio dei ministri e un vertice a Palazzo Chigi sulla Manovra assicura, alla vigilia della sua partenza per gli Stati Uniti, che entro giovedì sarà varata la nota di aggiornamento del Def. “Non facciamo arretramenti solo progressi – assicura il presidente del Consiglio -. La fumata bianca è già iniziata, è tutto una fumata bianca che si sta levando dai miei uffici ogni volta che ci incontriamo”.

Governo compatto – Quel che è certo è che, sulla Manovra, il Governo si muove compatto. Al punto che pure il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, assicura che sarà una Legge di Bilancio tesa a “favorire la crescita” dicendosi pronto a sostenerla anche a Bruxelles. “Per quanto riguarda la difesa in Europa della posizione che sarà decisa dal Governo, ovviamente come ministro degli Esteri sono assolutamente pronto”, ribadisce il titolare della Farnesina. “Il grande problema del nostro Paese dal punto di vista dell’economia è la crescita – argomenta -. Se il Paese cresce e aumenta il suo Pil anche il deficit diminuisce di conseguenza. L’obiettivo è comunque mantenere una traiettoria discendente del debito”.