Mediaset si fa pubblicità: ora accusa la Rai di concorrenza sleale. Confalonieri chiede l’intervento dell’Agcom, ma intanto l’azienda incrementa gli introiti dagli spot del 3,5%

di Carmine Gazzanni
Tv e Media

L’accusa è diretta e offre, manco a dirlo, un gancio a chi si oppone al nuovo corso Rai. Ma, al di là dell’accusa, a far rumore è chi la pronuncia: Fedele Confalonieri, presidente dell’azienda rivale numero uno della Rai, Mediaset. Secondo il manager, Viale Mazzini “fa dumping”. In altri termini, vende spazi pubblicitari a prezzi di saldo, addirittura stracciati. Una pratica scorretta – più per l’esattezza, concorrenza sleale – di cui Confalonieri ha parlato al convegno del Garante per le Comunicazioni (AgCom) a Roma.

In altre parole, proprio l’Authority che si occupa di monitorare tale comportamento sleale. Dice Confalonieri: “Non si può vendere la propria merce, buttarla alla disperata facendo sconti fino al 90-95 per cento quando si ha anche il canone in bolletta” che impedisce, dunque, l’evasione. Non è un caso, allora, che Confalonieri si appelli proprio “all’arbitro” cioè all’AgCom: “Fatevi aiutare dalla Var, ma intervenite…”.

A respingere al mittente il J’accuse di Fedele Confalonieri è stato, a stretto giro, l’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, il quale, oltre a ricordare che viale Mazzini ha un tetto pubblicitario, ha osservato che “alcuni nostri canali non ospitano la pubblicità. Non facciamo inoltre pubblicità al betting, il comparto delle scommesse. Anzi, promuoviamo campagne di sensibilizzazione”. Insomma, ha concluso l’amministratore delegato, “in Rai non c’è nessuna pratica di dumping”. Anche perché – quello che pochi hanno ricordato – il nuovo Contratto di Servizio (che dopo la riforma ha una durata quinquennale e non triennale) ha una norma ad hoc che vieta la pratica di dumping.

Ciononostante Confalonieri ha sparato a zero. Ed è paradossale questo grido d’aiuto considerando gli ultimi dati registrati da Mediaset in questi giorni, proprio in relazione ai ricavi pubblicitari: “Nel 2018 – si legge nella nota redatta dall’azienda – l’incremento della raccolta pubblicitaria del Gruppo in Italia è stato pari al +3,5%”. E così il trimestre in esame (luglio-settembre) vede migliorati rispetto  al  2017 sia il Risultato Operatvo (Ebit) per 33,1  milioni  di  euro sia il Risultato Netto per 24,3 milioni di euro. Mica bruscolini, insomma. L’accusa, però, resta. Nonostante le tante e tante leggi che, nel corso degli anni, i governi retti da Silvio Berlusconi hanno approvato e di cui Mediaset ha, in un modo o nell’altro, beneficiato.