Minoranza Pd fuori tempo massimo, ma può tornare utile per fare qualcosa di sinistra. Civati apre al confronto

di Giorgio Velardi
Politica

Mentre a Roma era in corso la direzione del Pd, Giuseppe Civati, ex sfidante di Matteo Renzi alle primarie e oggi leader di Possibile, si trovava a Pisa per ribadire il suo No alla riforma costituzionale. Terminato l’incontro, il deputato uscito dal Pd a maggio 2015 ha avuto modo di leggere quanto accaduto nella riunione a Largo del Nazareno. “Questa drammatizzazione è mal indirizzata e tardiva”, dice. “La Costituzione mi sembra più importante dell’Italicum, il Paese è più importante del partito. Lo trovo l’ennesimo penultimatum che arriva a tempo ormai scaduto e con una sola scelta in campo: votare Sì o No. L’opzione ‘dipende’, all’alba del 10 ottobre, non è seria”.

Eppure la minoranza dem pare ormai orientata a votare No al referendum. Non le sembra?
Per la verità ci sono ancora molti “non”. L’impressione è che siano tutti fuori tempo massimo, anche con la maiuscola, perché i dalemiani hanno dovuto prendere atto della posizione di D’Alema.

Bersani dice di essere stato trattato “come un rottame” e Cuperlo annuncia addirittura l’intenzione di dimettersi da deputato senza un accordo sull’Italicum. Arrivano tardi?
Avrebbero potuto e dovuto ascoltare chi come me diceva certe cose mentre votavamo, non dopo. I problemi, in qualche modo, sarebbero emersi e li avremmo affrontati. Il clima è pessimo fin dalla sostituzione di Letta. Una riforma costituzionale polemica non esiste in natura. Nell’introduzione sembrava addirittura che Renzi ce l’avesse con il proprio partito.

Lei che lo conosce: le aperture del premier sulla legge elettorale sono soltanto un bluff?
Più che altro sono postume, dopo il Sì. E poi di lui ormai non ci si fida più: troppe volte ha preso in giro tutti quanti.

In caso di scissione c’è spazio per la creazione di un nuovo soggetto che raccolga le varie anime in uscita dal Pd?
Dopo il 4 dicembre tutto può accadere, sia che vinca il Sì sia che vinca il No. Noi mentre c’era la direzione del Pd eravamo come ogni sera nella direzione corretta, a Pisa, a fare una partecipatissima iniziativa per il No.

A parte questo, lei sarebbe eventualmente disponibile ad aprire un dialogo con Bersani e compagni?
Non mi sono mai sottratto. Anzi, spesso sono rimasto deluso.

Con la vittoria del No, magari, tornerebbe in campo pure Massimo D’Alema.
Questo non lo chieda a me, però. Cuperlo e Speranza sul tema sono più preparati di me.

È noto che lei e l’ex ministro degli Esteri vi sentiate.
Sì. Sono in contatto con lui come con tutti coloro che condividono la contrarietà a questa riforma costituzionale. L’obiettivo è quello di non farla passare, non di formare un nuovo partito.

Il Pd com’era stato pensato nel 2007 esiste ancora?
Per me no. Ma lo si sa da tempo.

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