Mire americane (ma non solo) su 2 mila farmacie italiane. Federfarma prova a reagire con un piano antinvasione

di Stefano Sansonetti
Economia

di Stefano Sansonetti

Nel mondo delle farmacie la notizia ha rimbombato parecchio. Del resto sentirsi dire che dagli Stati Uniti qualcuno sta pensando a una massiccia campagna acquisti in Italia, con tanto di cifre, non è roba da poco. Al punto che Federfarma, l’associazione che rappresenta le circa 17 mila farmacie italiane, sembra aver già pronto un piano “anti-colonizzazione”. Le fibrillazioni, in realtà non proprio inattese, sono aumentate di intensità qualche giorno fa, quando Stefano Pessina, Ceo italiano del colosso americano Walgreens Boots Alliance, in un’intervista al Sole 24 Ore ha spiegato che è pronto a investire in Italia, ma a patto di poter acquisire almeno 2 mila farmacie. Un numero enorme, per la cui esatta comprensione è necessario fare un passo indietro.

IL PRECEDENTE. Nel corso del 2017, dopo due anni di gestazione, è stata approvata la nuova legge sulla concorrenza. In essa, tra le altre cose, si prevede che le società di capitali possano entrare nelle farmacie, eventualmente rilevandole, purché si rispetti il limite del 20% dei punti vendita regionali. Nei mesi precedenti si è sempre sostenuto che questa norma interessasse proprio al Walgreens Boots Alliance, che già controlla 13 mila farmacie in 11 paesi del mondo e che aveva più volte sollecitato l’intervento normativo italiano. Dopo l’approvazione della legge, complice la fine della legislatura e l’attesa per i nuovi assetti di potere, sulla questione è calato il silenzio. Il fatto è che la stessa legge sulla concorrenza necessita dei soliti provvedimenti attuativi. Per questo Pessina, nella citata intervista, punta un po’ l’indice sulla burocrazia. Il fatto certo, e finora inedito, è che il numero uno del colosso Usa ha fissato una sua personale asticella. E qui potrebbe sorgere un dubbio: Pessina vuole creare 2 mila esercizi ex novo, oppure intende comprarne 2 mila tra quelli già in attività? “ Non c’è dubbio, vuole comprare 2 mila farmacie già esistenti”, risponde senza esitazione a La Notizia Marco Cossolo, presidente di Federfarma, il quale spiega che “non potrebbe essere diversamente, visto che la legge non consente di aumentare le licenze attuali”. A maggior ragione il numero uno dei farmacisti aggiunge che “si sta verificando il rischio che già abbiamo paventato, quello di un investimento capitalistico tutto basato sulle economie di scala e che nulla ha a che vedere con le farmacie rurali e quelle dei piccoli comuni”. Insomma, dopo le dichiarazioni di Pessina sembra che sulla temuta colonizzazione si sia pronti a passare dalle parole ai fatti. Anche perché Walgreens non è certo l’unica multinazionale a stare alla finestra. Di recente si sono registrati i sondaggi in Italia della finanziaria ceca Penta Investments, quella che con il marchio Dr. Max gestisce già più di mille farmacie nell’Europa dell’Est, in particolare Repubblica ceca, Slovacchia e Polonia. Di più, perché proprio alla fine del 2017 Penta Investments ha annunciato l’acquisto della catena A&D Pharma Group, che ha in pancia 600 punti vendita in Romania. Senza contare che Dr. Max è da poco guidato dall’italianissimo Leonardo Ferrandino, già capo di Admenta, ormai altra multinazionale che attraverso i marchi Lloyds e Farmacia comunale già opera in Italia con 168 farmacie.

LA STRATEGIA. Ma cosa sta facendo esattamente Federfarma per contenere questo rischio di colonizzazione? “Il piano è basato su tre punti”, spiega ancora Cossolo. Primo: “Abbiamo rivisto il capitale sociale di Credifarma, per consentirle di fare credito a medio e lungo termine a favore delle farmacie”. Credifarma, per inciso, è una specie di banca del settore il cui 70% del capitale è stato di recente rilevato da Banca Ifis, mentre il restante 30% è restato in mano a Federfarma. Secondo punto: “Con Sandro Castaldo della Bocconi stiamo portando avanti un progetto per mettere in rete le singole farmacie, in modo tale che le economie di scala possano combinarsi col mantenimento del rapporto con il territorio”. Terzo punto: “Siamo fortemente concentrati sul consolidamento delle farmacie rurali”. Basterà per ammorbidire l’assalto estero? Solo con il nuovo Governo arriverà una risposta.

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