Molise, il gran rifiuto di Di Pietro: “Correre per diventare governatore? No grazie, devo sistemare la campagna”

dalla Redazione
Politica

Colpo di scena a Montenero di Bisaccia: Antonio Di Pietro torna al suo paese natale e in diretta telefonica con una tivvù locale rifiuta la candidatura per il Centrosinistra alla presidenza della Regione Molise. “No grazie, sono arrivato da poco per potare l’olivo e devo sistemare la campagna”, ha risposto l’ex pm, che oggi era stato indicato dalla coalizione, una sorta di Ulivo 2.0, come candidato unitario. La doccia fredda in serata al programma Moby Dick su TeleMolise. Poche parole per gelare la coalizione.

Secondo indiscrezioni, però, Di Pietro avrebbe comunicato già nel pomeriggio il suo rifiuto motivandolo con la sensazione di non sentire la piena fiducia di Liberi e Uguali.

Un aspetto smentito dai vertici dell’Ulivo 2.0, come ribadiranno al tavolo del Centrosinistra che si riunirà domani a Campobasso. Il popolare ‘Tonino’ doveva essere nelle intenzioni il ‘salvatore della patria’ dei progressisti e nel campo Pd e degli alleati tutti erano concordi. Mancava solo l’annuncio ufficiale. Invece non sarà l’ex ministro delle Infrastrutture del Governo Prodi II a tentare il miracolo di evitare un nuovo tracollo a vantaggio del M5s e del Centrodestra. Niente ritorno clamoroso in politica per chi fu leader dell’Idv. Il Centrosinistra si trova così ancora in ambasce. Le politiche di domenica scorsa hanno disegnato un quadro nuovo e inaspettato per la coalizione uscente del governatore Paolo Frattura (Pd), il quale ha detto che “adesso l’obiettivo è un Centrosinistra unito che proponga un programma di legislatura ai cittadini molisani per superare il risultato disastroso del 4 marzo”.

Si pensava piovesse, è il senso del dopo voto, ma non che diluviasse a tal punto. È finita 4-1 nei seggi tra M5s e LeU, con Centrodestra e Centrosinistra clamorosamente fuori dai giochi: grillini al 44,79%, 29,81% il Centrodestra e Pd al 15,21%. A tirarsi fuori dai giochi per primo è stato proprio il presidente uscente Frattura, seguito a ruota dal candidato di LeU, l’ex senatore Roberto Ruta, che solo pochi giorni prima delle elezioni aveva già annunciato la sua corsa alla Regione. Tutti e due spingevano per Di Pietro.

Nelle scorse settimane l’ex pm aveva provato a candidarsi alle Politiche come elemento ‘unificante’ del Centrosinistra, proposto in primis dal segretario regionale Micaela Fanelli, ma respinto in sede di composizione delle liste del Pd dal partito a Roma. Dopo il gran rifiuto dei dem di riportarlo come indipendente in parlamento, Di Pietro aveva persino messo in piedi una lista e un progetto per candidarsi da autonomo alla Regione, ma il ribaltone di domenica ha cambiato di nuovo le carte in tavola. Fino alla doccia fredda di stasera. Il tutto nel giorno dell’endorsement del Centrodestra per la candidatura a governatore del giudice di Isernia Enzo Di Giacomo.

Commenti

  1. honhil

    Prima del 4 marzo 2018, erano tutti in corsa per qualcosa nel Pd: un incessante sgomitare verso il quasi certo successo elettore e la sistemazione a vita, insomma. Dopo quel loro funesto giorno, con la scomparsa o quasi dei figli del fu Pci, che tanti lutti addusse in quelle schiere, l’incubo del flop è diventato un freno da imitare. Ed i no grazie, sono destinati, a moltiplicarsi. E per un Di Pietro, che non va mai dimenticato, anzi andrebbe sempre con più frequenza ricordato, è stata la toga che ha salvato dal dissolvimento, nella scia di quel destino condiviso dal resto degli altri partiti, l’allora PCI di Occhetto, che ‘deve sistemare la campagna’, molti altri accamperanno scuse più o meno fantasiose. ‘Ad un albero caduto accetta! accetta!’ Un aforisma che il Pd e l’Ulivo, con tutti i suoi cespuglietti, sinistramente cominceranno a masticare. Pur se con lustri di ritardo. La vendetta, del resto, a sentire gli esperti del ramo, è un piatto che va mangiato freddo.

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