Mutilavano e fratturavano arti per truffare le assicurazioni e lo Stato, 42 arresti e un centinaio di indagati a Palermo

dalla Redazione
Cronaca

Un giro di affari vorticoso. E’ quanto hanno scoperto a Palermo gli investigatori della Guardia di finanza, della Polizia e della Penitenziaria che hanno fermato 42 persone con l’accusa di associazione a delinquere, truffa aggravata, lesioni aggravate, usura, estorsione e peculato, nell’ambito di una vasta operazione che ha consentito di disarticolare una pericolosa organizzazione criminale da tempo dedita alle frodi assicurative realizzate attraverso le mutilazioni di arti di vittime compiacenti.

Le indagini hanno accertato truffe alle assicurazioni, o presunte tali, per oltre 1,6 milioni di euro. Quasi tutte le compagnie risultano essere state danneggiate. Gli investigatori palermitani hanno messo un freno ai danni economici al Servizio Sanitario Nazionale ed alle casse dello Stato, con una serie di costi che si ripercuotono sulla collettività in considerazione delle forme agevolative e indennità dovute a chi riporta menomazioni e danni gravi e permanenti che impediranno di adempiere alle normali occupazioni giornaliere.

Ai vertici della consorteria, colpita dal provvedimento di fermo, sarebbero stati Carlo e Gaetano Alicata, padre e figlio, Filippo Anceschi, Salvatore Arena detto “Mandala’, l’avvocato Graziano D’Agostino, il perito assicurativo Mario Fenech, Gioacchino Campora detto “Ivan”, Salvatore Di Liberto, Vittorio Filippone, i fratelli Alessandro e Natale Santoro, Alfredo Santoro detto “Lello”, Piero Orlando detto “SH”, Vincenzo Peduzzo, Salvatore Di Gregorio, Domenico Schillaci detto Emanuele e Giovanna Lentini. A ciascuno di loro viene riconosciuto un ruolo apicale.

Gli indagati, secondo quanto accertato dagli investigatori, si sarebbero occupati di finanziare le frodi per le quali anticipavano le spese occorrenti e della suddivisione tra i complici delle quote derivanti dai risarcimenti assicurativi. Inoltre, avrebbero provveduto all’eventuale “cessione” a terzi delle pratiche assicurative relative alle truffe.

Alla rottura delle ossa sarebbero stati deputati altri complici, “specializzati” nell’infliggere le fratture alle “vittime” non meno che nella predisposizione di quanto occorreva a inscenare il sinistro stradale, tra questi Giuseppe Di Maio detto “fasulina”, Antonino Giglio detto “Tony u’ pacchiune”, Gesuè Giglio, Alfredo Santoro detto “Lello”, Cristian Pasca. Il gruppo criminale poteva avvalersi pure dell’opera di persone incaricate di predisporre con cura la scena dei falsi sinistri, reperendo i veicoli da utilizzare, reclutandone i conducenti, e assoldando gli eventuali testimoni.

Una volta realizzata la scena del finto incidente questi associati si occupavano anche dell’assistenza medica delle “vittime” fratturate controllando che non si sottraessero agli impegni presi con l’associazione. A svolgere questi compiti, secondo gli investigatori, sarebbero stati Vincenzo Cataldo, Monia Camarda, Orazio Falliti, Gaetano Girgenti, Alfonso Macaluso, Benedetto Mattina, Giuseppe Mazzanares, Maria Mazzanares, Rita Mazzanares, Salvatore Mazzanares, Giuseppa Rosciglione, Mario Modica, Antonino Saviano, le sorelle Maria e Letizia Silvestri.

Le vittime compiacenti, come emerso dalle indagini, venivano reclutate dai membri delle organizzazioni in luoghi frequentati da soggetti ai margini della società. Venivano, pertanto, individuati come congeniali ai fini dei gruppi criminali, quindi tossicodipendenti, persone con deficit mentali o affetti da dipendenza da alcool, e con grandi difficoltà economiche, attratti dalle promesse di facili e cospicui guadagni, mai corrisposti dall’organizzazione. Oltre 50 le vittime che, con i loro disperati racconti, hanno consentito di avvalorare il quadro accusatorio nei confronti dei componenti l’associazione criminale.

Tra le vittime dell’organizzazione c’è anche un cittadino tunisino, Hadry Yakoub, trovato morto su una strada alla periferia del capoluogo. All’extracomunitario sarebbero state somministrate dosi di Crack per evitare che si potesse sottrarre alle lesioni. La morte, in un primo momento decretata come conseguenza di un incidente stradale, in realtà era stata determinata dalle fratture multiple procurate al tunisino da appartenenti all’associazione criminale al fine di inscenare un finto incidente. I responsabili non avevano poi esitato a fingere comunque che il tunisino fosse rimasto vittima di incidente stradale.