Naufragio al vertice di Vienna. Gli sbarchi affondano l’Europa. No alla proposta italiana di modificare Sophia. Governo valuta ritiro dalla missione

di Antonio Pitoni
Politica

Alla fine pure l’ultimo appello a non smantellare la missione Sophia e a trovare “una soluzione sostenibile sugli sbarchi”, lanciato dall’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza europea, Federica Mogherini, è caduto nel vuoto. Come dimostra, del resto, il primo no arrivato dal vertice di Vienna tra i ministri della Difesa Ue alla proposta italiana di modificare le regole di ingaggio. Una decisione che la titolare del dicastero di Via XX Settembre, Elisabetta Trenta, ha accolto con disappunto: “Mi sento delusa, ho visto che l’Europa non c’è, non è presente”. Rinviando i prossimi passi dell’Italia alle determinazioni dell’Esecutivo italiano: “Dovremo fare le nostre considerazioni, e ogni decisione sarà presa col governo ed il premier Giuseppe Conte”.

Niet di Bruxelles – Parole che lasciano presagire un possibile disimpegno dell’Italia dalla missione. Ipotesi sulla quale, del resto, il vice premier Matteo Salvini, era stato in mattinata ben più esplicito. “Se dall’Europa arriverà l’ennesimo no dovremo valutare se continuare a spendere soldi per una missione che sulla carta è internazionale ma poi gli oneri ricadono solo su un Paese”, aveva avvertito il ministro dell’Interno. E come da copione, di lì a qualche ora, il No dell’Europa è arrivato. “La missione Sophia è una missione il cui successo è riconosciuto da tutti”, tiene a precisare la Trenta al termine del vertice. Nel corso del quale si è registrata una spaccatura netta (“ho trovato alcune porte aperte e alcune porte chiuse”) sulla proposta avanzata dall’Italia di modificare le specifiche della missione. “I paesi del nord non hanno proprio recepito il discorso su Sophia”, denuncia in diretta Facebook la ministra della Difesa. Ricordando di essere arrivata a Vienna con “spirito propositivo” e una indicazione chiara. La richiesta, cioè, di “creare un meccanismo di coordinamento per la scelta del porto di sbarco”. Una sorta di cabina di regia allargata ai componenti dei Paesi europei “che decidono a rotazione quale possa essere il porto di sbarco”. Ma benché tutti abbiano condiviso “la necessità di rivedere le regole” della missione, queste regole potranno essere riviste solo “alla scadenza”, fissata tra tre mesi. “Ma cosa cambia tra tre mesi?”, si chiede la Trenta. Quel che è certo, aggiunge la ministra della Difesa, è che “non è più possibile che l’Italia sia l’unico porto di sbarco” né che si faccia “carico di tutti i migranti”.

Esecutivo compatto – Posizione che incassa il plauso e il sostegno dei colleghi della maggioranza e dello stesso Governo. “Questa Europa è quella voluta da tutte le forze che oggi in Italia sono state relegate all’opposizione: questa non è la nostra idea di Europa – assicura la ministra per il Sud Barbara Lezzi -. è giunto il momento di prendere atto che l’Italia non è un Paese subalterno e di portare avanti, con coraggio, le nostre legittime posizioni perché non esiste solidarietà a danno di altri. Quella è un’altra cosa: si chiama sfruttamento”.