Nei tiggì è Rai-sorto il pluralismo. In passato le opposizioni erano ridotte al lumicino. Con i nuovi direttori l’informazione è più democratica

di Carmine Gazzanni
Tv e Media

Da svariate settimane si susseguono improperi e dichiarazioni al vetriolo contro il nuovo corso Rai. Le nuove direzione dei Tg di Viale Mazzini – questa l’accusa – sarebbero troppo proni alla maggioranza gialloverde, a tal punto da non assicurare il corretto pluralismo. A sciogliere ogni dubbio e a risolvere l’arcano ci ha pensato, come al solito, l’AgCom. L’Authority ha presentato proprio in questi giorni le “Tabelle relative al pluralismo politico/istituzionale in televisione”, in riferimento al periodo 1-30 novembre 2018. Parliamo, cioè, del primo mese alla guida dei Tg Rai di Giuseppe Carboni (Tg1), Gennaro Sangiuliano (Tg2), Giuseppina Paterniti (Tg3), senza dimenticare il riconfermato Antonio Di Bella (RaiNews).

I numeri parlano per tutti: tenendo conto del “tempo di antenna” (il minutaggio complessivo tra interviste e notizie date in terza persona), la copertura tra i principali partiti italiani è pressoché simile. Nessuna censura, nessuna sproporzione. Soprattutto se confrontata con i mesi precedenti, quando a capo della governance Rai c’erano persone (vedi Mario Orfeo e Monica Maggioni) nominate nella passata legislatura. Un esempio su tutti. Prendendo in esame proprio i Tg pubblici e considerando il mese di settembre, emerge che al Movimento 5 stelle è stato dato spazio per un totale di 4 ore e 44 minuti; alla Lega 5 ore e 39 minuti. Forza Italia, invece, ha avuto una copertura di 12 ore e 14 minuti.

Viale Mazzini ha invece dedicato al Pd 15 ore e 16 minuti. Una sproporzione inaudita, che si è evidentemente calmierata a novembre. I numeri parlano per tutti. Forza Italia: 7 ore e 18 minuti; Pd: 9 ore e 43 minuti; M5S: 7 ore e 59 minuti. Con la Lega che legittimamente potrebbe recriminare, ferma a sole 2 ore e 51 minuti. A voler essere pignoli, appare surreale che lamentele vengano mosse dal Partito democratico considerando che, di fatto, resta sulle reti Rai la forza politica maggiormente seguita. Ciò che è certo è che il pluralismo non è in discussione, contrariamente ai J’accuse che un giorno sì e l’altro pure vengono lanciati.

Pare non cambiare il discorso se ci spostiamo sulle reti Mediaset dove a spadroneggiare, ieri come oggi, è il partito facente capo a Silvio Berlusconi. La sproporzione è evidente anche a novembre: se al Movimento cinque stelle è garantita una copertura pari a 9 ore e 13 minuti, per Forza Italia si arriva alle 13 ore e 8 minuti. Lontani sia il Pd (8 ore e 37 minuti) che la Lega (2 ore e 45 minuti). Tra tutti i telegiornali, però, chi offre una copertura che, in maniera proporzionale, pare rispecchiare anche il risultato elettorale del 4 marzo (e dunque la stessa composizione dell’arco parlamentare) è Enrico Mentana sul Tg La7: al Movimento, prima forza politica, un’ora e 22 minuti; al Pd poco più di un’ora; alla Lega (che effettivamente è arrivata terza considerando le singole liste) 37 minuti; a Forza Italia, infine, 32 minuti.