Niente cappello in mano per qualche spicciolo dall’Europa. È l’Ue ad avere un debito con le famiglie italiane

di Stefano Iannaccone
Editoriale

Nessun cappello in mano per mendicare qualche spicciolo in più all’Europa. E quindi nessuna timidezza nei confronti dei freddi calcolatori di stanza a Bruxelles, che sull’altare di uno zerovirgola sul rapporto deficit/Pil sono disposti a sacrificare migliaia di famiglie. L’Italia, con questa legge di Bilancio, deve archiviare il complesso di inferiorità nei confronti degli interlocutori, rivendicando un fatto: finora Roma ha dato tanto e ricevuto poco dall’Ue. E il discorso prende quota pensando alla necessità di fronteggiare l’arrivo di migliaia di migranti e di ricostruire le zone terremotate.

A ben guardare solo la Grecia ha ricevuto un trattamento peggiore con una serie di colpi durissimi, che ha raso al suolo il sistema politico, per non tacere del tracollo della tenuta sociale. Ma l’Italia se la passa giusto un poco meglio: i dati della Caritas confermano l’impoverimento costante dell’intero Paese con picchi drammatici al sud. In un clima di emergenza totale non ci si può permettere il balletto per una manciata di euro. Perché è l’Europa dell’austerità a essere in debito con migliaia di famiglie italiane.