Non avere un Governo costa caro. Ecco cosa stiamo rischiando: dalla speculazione all’aumento dell’Iva

di Gaetano Pedullà
Editoriale

Se è una barzelletta non fa ridere. Eppure nelle discussioni e adesso persino su autorevoli giornali si fa largo l’idea che ce la passiamo meglio senza un Governo. E giù a raccontarci che in Spagna e Belgio sono stati mesi e anni senza un Esecutivo, con l’effetto di veder crescere la loro economia. Anche qui da noi, del resto, negli ultimi due anni non è che a Palazzo Chigi ci sia stato un premier vero, dovendoci accontentare di quello che Matteo Renzi immaginava dovesse tenergli solo per pochi mesi in caldo il posto. Poi è finita come sappiamo, con Paolo Gentiloni che sta ancora attaccato alla poltrona, anche grazie alla colla messa a suo tempo dal presidente Sergio Mattarella. Cosa abbiano fatto di significativo Gentiloni e il suo ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan è tutt’ora un mistero pure per l’Europa, dove ieri ci hanno detto chiaro e tondo che lo sforzo del nostro Paese per ridurre strutturalmente il debito pubblico è per quest’anno pari a zero. Una stroncatura che svela le grandi menzogne raccontate inutilmente agli italiani. La crescita di appena l’1,5% nel 2017 non è stata affatto merito delle politiche interne ma dei miliardi di euro pompati nel sistema finanziario dalla Banca centrale europea, grazie ai quali i nostri competitor sono riusciti a produrre molta più ricchezza di noi. Ora però siamo passati da un Governo fantasma a nessun Governo. E se a prima vista le cose vanno ancora meglio, in realtà stiamo ballando pure felici sul Titanic.

Gli ultimi dati sulla crescita del Pil, peraltro già ampiamente previsti in frenata, sono frutto di un contesto che sta rapidamente cambiando. I tassi eccezionalmente bassi che hanno permesso a imprese e famiglie di avere denaro a costi sostenibili nel 2019 risaliranno certamente. Lo Stato inoltre dovrà rimetterci le mani in tasca con nuove tasse, a meno di disattendere gli impegni presi in Europa e in questo modo riuscire pure a peggiorare la situazione, con una inevitabile impennata dello spread sul nostro imponente debito pubblico.

Disinformatia – Dunque chi sostiene che “meno Governo abbiamo meglio stiamo” mente sapendo di mentire. In una tale sciocchezza non trovano infatti riscontro né gli ultimi dati in leggera ripresa per l’occupazione, né gli indici di Borsa ai massimi dal 2009, né la crescita “monstre” di 0,3% del Pil nel primo trimestre dell’anno. Infatti non si tratta solo di cifre gonfiate da fattori esterni al Paese, ma dietro a numeri apparentemente positivi c’è invece la prova che dopo aver toccato il fondo abbiamo cominciato a scavare. Per spiegarla in parole facili facili la situazione è questa: se l’economia italiana cresce dell’1,5% grazie a stimoli che fanno correre l’economia delle imprese tedesche o francesi nostre competitor del 3% e oltre, alla fine siamo più deboli e non più forti rispetto ai concorrenti. E non finisce qui. A differenza di altri Paesi noi siamo minacciati da un debito pubblico mostruoso.

Ricreazione infinita – Mentre il Capo dello Stato cerca di suonare la fine della ricreazione per i partiti che pensano unicamente al loro tornaconto politico, sui mercati regna una calma piatta troppo simile alla quiete prima della tempesta. Non bisogna essere raffinati economisti per sapere che la speculazione colpisce quando si sente l’odore di sangue della vittima. Esattamente quello che potremmo facilmente diventare se non riusciremo a darci presto un Governo in grado di affrontare una possibile turbolenza delle Borse internazionali. Siamo quindi una preda in campo aperto, intenta a veder giocare politici e la stampa di complemento per accorgerci degli immensi rischi che corriamo. Rischi ai quali bisogna aggiungere il disastroso aumento dell’Iva previsto dalle clausole di salvaguardia sui conti dello Stato. Impegni difficilissimi da rispettare e che non si raggiungono rinviandone all’infinito la soluzione. Per questo motivo ogni giorno buttato via senza un Governo è un giorno in cui non solo diventiamo più poveri (e non più ricchi come ci si vuole far credere) ma ci esponiamo alle insidie dei mercati finanziari, avviciniamo inconsapevolmente nuovi salassi e rinunciamo a fare quelle riforme di cui oggi non parla più nessuno, ma senza le quali il Paese non ripartirà mai.

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