Non c’è referendum che tenga. I 5S deviano il Tav sul binario morto. La base in subbuglio: un suicidio cedere sull’opera. Per i parlamentari resta decisiva l’analisi costi-benefici

di Alessandro Righi
Senza categoria

La base del Movimento è in subbuglio. “Il presidente del Consiglio, l’avvocato professore Giuseppe Conte, agisce nell’interesse dello Stato italiano, oppure si fa dettare la linea dalle lobby italo-francesi del Tav?”. Ed è solo una delle dieci domande rivolte al premier, pubblicate su PresidioEuropa.net, il forum digitale contro tutte le “grandi opere inutili imposte”, all’indomani dell’intervista rilasciata dal capo del Governo a La Stampa, solo qualche giorno fa. Insomma, una stroncatura di ogni ipotesi di mediazione o di riduzione dell’opera al solo tunnel di base. Per i No Tav, che parlano senza mezzi termini di “farsa intorno al percorso istituzionale della Torino-Lione” che “sta raggiungendo scenari grotteschi”, sarebbe come “un colpo al cerchio ed uno alla botte”.

Posizioni durissime, quelle della base, che non sono certo passate inosservate tra i parlamentari M5S. In molti non hanno apprezzato più di tanto, per non dire affatto, le recenti aperture di Conte ad ipotesi di mediazione sulla grande opera da sempre nel mirino del Movimento. Come ha ricordato, d’altra parte, non più tardi di giovedì scorso rispondendo ad un articolo del Corriere della Sera, il presidente della Camera, Roberto Fico, rivendicando la “battaglia fondativa” del Movimento “contro la linea ad alta velocità Torino-Lione”.

E se fuori dal Parlamento i No Tav, che tante aspettative avevano riposto nei Cinque Stelle proprio per il loro impegno contro l’opera, hanno ormai perso la pazienza, anche dentro il Palazzo non manca chi, tra le file grilline, inizia a guardare con preoccupazione alla piega che lo spinoso dossier sul Tav sta, via via, prendendo. Un allarme misto a stupore e fastidio che fa capolino nei conversari in Transatlantico. “è ora di chiarire che una volta deciso il metodo non si possono cambiare di punto in bianco le regole che ci siamo dati – sbotta un parlamentare M5S -.

Se il metodo dell’analisi costi-benefici valeva per il Tap e il Terzo Valico, sui quali, come noto, proprio in base alle risultanze delle valutazioni dei tecnici, abbiamo dato il via libera nonostante gli impegni presi in campagna elettorale, ora non si capisce perché non dovrebbe valere anche per il Tav”. Ragionamento che non fa una piega. “L’analisi costi-benefici o è positiva o è negativa: che senso ha, quindi, parlare di mediazione? – aggiunge -.

Quanto al referendum, al quale la Lega sembra aver aperto, non si capisce chi dovrebbe indirlo, che tipo di referendum dovrebbe essere e, soprattutto, chi dovrebbe partecipare alla consultazione. Solo i piemontesi, visto che l’opera attraversa la loro regione? Gli italiani o, addirittura, tutti i cittadini europei visto che l’opera è considerata strategica dall’Ue?”. Ma non è tutto. “E se, all’improvviso prevalesse l’idea che sul Tav non vale più il metodo dell’analisi costi-benefici, allora anche noi potremmo invocare mediazioni o pretendere referendum sul Tap e sul Terzio Valico”, conclude il suo ragionamento l’esponente M5S.

Insomma, una partita ancora aperta ed estremamente delicata per gli equilibri di una maggioranza che finora – dalle riforme alla legittima difesa, dal Reddito di cittadinanza a Quota 100 – è sempre riuscita a trovare una sintesi. Ma sul Tav, non è immaginabile che i Cinque Stelle possano cambiare idea. Specie così a ridosso di una scadenza elettorale decisiva come quella delle Europee. C’è chi ammette, senza giri di parole, che “sarebbe un suicidio”.