Non solo cene e aperitivi. Tra le spese pazze del sindaco di Roma anche calici, anfore e medaglie. E 500 litri d’olio

di CARMINE GAZZANNI

Non solo pranzi per un totale di ventimila euro, ora attenzionati dalla magistratura romana. Nella lunga lista di spese di rappresentanza del comune di Roma, c’è di tutto. Per un monte di 128 mila euro imputabili, nel 2014, al solo gabinetto del sindaco capitolino, Ignazio Marino. A cui si uniscono altri 14 mila euro dell’ufficio dell’assemblea comunale, per un totale di poco meno di 150 mila euro di spese di rappresentanza. Spese legittime, per carità. Eppure, tra le varie voci spuntano tanti esborsi che, probabilmente, si sarebbero potuti evitare. Dai fiori alle cene, passando per gli aperitivi e per finire con olio, scatole per libri e calici.

MANGIA MANGIA – Certo, le spese per colazioni, pranzi e cene istituzionali e aperitivi è una delle più pesanti. E non potrebbe essere altrimenti se per un semplice coffee break in occasione dell’incontro con gli ambasciatori del G8 si arriva a spendere anche 600 euro. Nulla, però, in confronto alla “colazione ufficiale” organizzata per la visita del presidente della Slovenia in Campidoglio, per la quale sono stati spesi 4.708 euro. Ecco allora che un pranzo può arrivare a costare anche settemila euro, come avvenuto il primo settembre 2014, in occasione del meeting con i sindaci delle capitali dell’Unione Europea. Poteva poi mancare l’aperitivo? Certo che no. E allora ecco l’incontro in Terrazza Caffarelli (uno dei posti più rinomati, per lo splendido panorama) con i giovani imprenditori. Costo dell’aperitivo: quasi duemila euro. E poi, in perfetto stile inglese, una sfilza di “tea break”. Senza dimenticare il “buffet lunch” da 7.143 euro in occasione del “congresso mondiale della Federazione internazionale della scherma”.

Ma nella lunga lista delle spese di rappresentanza spunta di tutto. Viene da chiedersi, ad esempio, se era proprio necessario spendere 1.300 euro per i 400 pass personalizzati con laccetto porta badge per partecipare all’incontro “Tra rinnovamento e ripresa, quo vadis Europa?”; oppure se anche i 3 ombrelli (per 150 euro) erano necessariamente classificabili come spese di rappresentanza; o ancora se bisognava spendere addirittura quasi mille euro per la pulitura della fascia tricolore.

DI TUTTO, DI PIÙ – Il capitolo più entusiasmante, però, è certamente quello riguardante doni e regali. A bizzeffe. Dalle duemila penne e “relativi cartoncini personalizzati” per una spesa di quasi 4 mila euro in occasione della visita in una scuola, alle tre anfore “decorate a mano” per la festa di San Francesco D’Assisi, fino al conio di 500 medaglie in bronzo, regalate per Natale, al modico costo di 27 mila euro. Per non parlare dei doni per ricorrenze religiose: dai calici alle pissidi, ovviamente con tanto di spesa a parte per gli astucci. E non finisce qui: perché sempre in occasione di San Francesco, il sindaco Marino ha regalato anche 500 litri di olio (2.340 euro) “per la lampada votiva”. E poi, ancora, pergamene per ogni occasione, libri, scatole per i libri (ben 20 scatole!), 5 fusioni in metallo raffiguranti la Lupa capitolina e altre 4 in bronzo, bandiere, dotazioni per bandiere. Finanche le scritture a mano su libri d’oro. Di cui forse, chissà, si sarebbe potuto fare a meno.

IL COLLEGA DE MAGISTRIS – Nella lista delle spese di rappresentanza c’è, dunque, di tutto. E, forse, una cura dimagrante anche qui sarebbe stata utile. Perché è soprattutto il confronto con le altre città che è impietoso. Per dire: a Genova sono stati spesi, nel 2014, solo 6.716 euro per rappresentanza; ancora meno a Firenze (2.520); a Torino si è arrivati a poco meno di ventimila euro. Situazione simile a quella romana, invece, a Napoli. Luigi de Magistris ha speso, nel 2014, quasi 80 mila euro in rappresentanza. Tra i capitoli una marea di fiori e composizioni di rose, pranzi e cene. Ma anche l’acquisto di feltrini per le pedane, fornellini elettrici e macchinette per il caffè. Senza dimenticare l’importantissimo “rifacimento del tessuto” del divano della Sala della Giunta e delle poltrone nell’ufficio del sindaco. Una spesa che invece manca al Campidoglio. Peccato, a saperlo prima.

Tw: @CarmineGazzanni