Non solo il ponte di Genova. Sulla rete autostradale riscontrate oltre 33mila irregolarità in 8 anni

di Carmine Gazzanni
Cronaca

Una tragedia immane, quella di Genova. Sarà la magistratura ad accertare eventuali responsabilità, come spiega il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini. Ma c’è un dato, oggettivo, che già nelle prime ore di questa catastrofe è saltato agli occhi: il ponte Morandi era finito già nel mirino di ingegneri e professori. È il 2012 quando Giovanni Calvini, allora presidente di Confindustria locale a fine mandato, attacca chi – fra politici e amministratori – si oppone alla realizzazione della Gronda di Ponente: “Quando tra dieci anni il Ponte Morandi crollerà, e tutti dovremo stare in coda nel traffico per delle ore, ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto ‘no’ (alla Gronda, ndr)”, aveva detto al Secolo XIX. Quattro anni dopo, nel 2016, è l’ingegnere Antonio Brencich, professore dell’Università di Genova, a intervenire: “Il Viadotto Morandi ha presentato fin da subito diversi aspetti problematici, oltre l’aumento dei costi di costruzione preventivati, è necessario ricordare un’erronea valutazione degli effetti differiti (viscosità) del calcestruzzo che ha prodotto un piano viario non orizzontale”. Ieri, intervistato da Fanpage.it, ha ribadito il punto: “I test effettuati su quel ponte hanno portato alla luce problemi di corrosione enormi”.

Casistica infinita – Ma i problemi autostradali non toccano solo Genova. È tutta l’Italia, da Nord a Sud, ad essere coinvolta in tratti che risultano non essere propriamente a norma. A rivelarlo un capitolo della relazione della Direzione Generale per la Vigilanza sulle Concessionarie Autostradali del ministero delle Infrastrutture, che tra le altre cose affronta anche la questione delle ispezioni effettuate e dei casi di “non conformità” riscontrati. I numeri sono impressionanti: se si prende in esame solo l’ultimo anno attenzionato (2016), su un totale di 1.101 visite ispettive sono state riscontrate qualcosa come 6.156 casi di non conformità. Ma cosa intendiamo con questa formula? La relazione lo spiega in maniera analitica: si va dalle recinzioni e dagli accessi allo stato della segnaletica fino al più delicato stato della pavimentazione.

“L’attività di controllo – spiega ancora il ministero – viene effettuata attraverso un costante monitoraggio” e si sostanzia, tra le altre cose, nella “verifica della rispondenza dei lavori effettivamente realizzati rispetto a quanto previsto nel relativo progetto esecutivo” e, ancora, nella “acquisizione della relativa documentazione” e nel “monitoraggio di tempi e costi di esecuzione”. Un lavoro, dunque, importante. E constatare un elevato numero di casi di non conformità lascia indubbiamente riflettere. Soprattutto se si spalmano i dati anche in riferimento agli anni passati. Se si prende, infatti, in esame il trend 2009-2016, ecco che il numero di “non conformità” aumenta a dismisura: 4.863 su 1.073 ispezioni nel 2009, 4.4.37 su 1.240 nel 2010, 5.692 su 1.427 nel 2011, così via. Per un totale di 33.818 casi su 7.837 ispezioni. In pratica, parliamo di più di 4 casi di “non conformità” ogni visita. E non è poco.