Norcia scatena l’ira dei sindaci sempre crocifissi. Il coordinatore dell’Italia in Comune, Pascucci, attacca: “Stato incomprensibile”

di Daniele Piccinin
L'intervista

Il sindaco di Norcia Nicola Alemanno indagato per presunti abusi edilizi sul Centro polivalente 4.0 progettato dall’architetto Stefano Boeri e realizzato con i soldi per la ricostruzione post terremoto, fa scattare sulle barricate i primi cittadini che non ci stanno a vedersi sempre più spesso infangati da vicende giudiziarie tutte da dimostrare. E il sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci, coordinatore nazionale del Movimento L’Italia in Comune prende senza esitazione le difese del collega.

Che idea si è fatto della vicenda di Norcia?
“Trovo incredibile che un’iniziativa finanziata dai privati per donare ai cittadini uno spazio di aggregazione dopo la tragedia del terremoto finisca addirittura per creare guai giudiziari al sindaco Alemanno che, come tutti i miei colleghi colpiti dal sisma, c’ha messo la faccia dal primo minuto facendo il possibile per rispondere all’emergenza, spesso mal supportato dallo Stato. Colpire il sindaco significa colpire al cuore tutti i cittadini terremotati”.

pascucciAlemanno ha annunciato che non si dimetterà nonostante l’avviso di garanzia.
“Sono solidale con lui e condivido la scelta. Il sindaco ha un dovere che è quello di rispondere alle esigenze dei cittadini e lui deve continuare ad onorare l’impegno preso”.

In certe situazioni d’emergenza ritiene giusto dare ai primi cittadini poteri speciali?
“Noi Sindaci siamo il primo ed unico punto di riferimento per i cittadini. Dalle bollette ai servizi sociali ogni giorno centinaia di persone bussano ai nostri uffici per rivendicare diritti che in alcuni casi non possiamo garantire a causa di uno Stato centrale che in dieci anni ha tagliato 40 miliardi agli Enti Locali. E non è un problema di governi di destra o di sinistra”.

E allora di chi è la colpa?
“Di una classe politica poco lungimirante che ha sempre visto gli Enti Locali come il bancomat dove caricare debiti tenendo lontana e inascoltata la protesta dei cittadini. Nel mio comune a Cerveteri ho dovuto fare i salti mortali per trovare in bilancio i fondi per garantire gli Aec – assistenza educativa e culturale per bambini disabili, ndr – soldi che sarebbero dovuti arrivare dallo Stato”.

Da dove nasce l’esigenza di fondare un partito dei sindaci, L’Italia in Comune?
“L’abbandono dei territori da parte dello Stato centrale è una scelta che mina i valori democratici del nostro Paese e che ricade sulle fasce più deboli. L’Italia in Comune nasce proprio dalla voglia di oltre 400 sindaci e amministratori locali che mettono il percorso di esperienze e professionalità al servizio della politica. Siamo convinti, e le recenti elezioni ce lo confermano, che se vogliamo rilanciare il Paese dobbiamo affidarci a chi dedica la propria vita ai problemi dei cittadini. In queste ore in tanti da destra e sinistra si stanno interessando al nostro progetto. Noi vogliamo costruire una classe dirigente del futuro che sappia portare in Parlamento la conoscenza e la capacità di affrontare le emergenze acquisita governando i territori. Non intendiamo lasciare l’Italia in mano ai populisti ma questo è possibile soltanto presentandosi con un’offerta concreta basata sull’onestà, certamente, ma soprattutto sull’esperienza e sulla concretezza acquisite amministrando i territori”.