Non c’è lavoro nemmeno nel Nordest del Paese. E in 72 province l’occupazione è sotto i livelli pre-crisi. Ecco la graduatoria completa

di Nello Mucci
Economia

Ci sono province d’Italia dove nemmeno gli sgravi fiscali sulle assunzioni, o decontribuzione che dir si voglia, hanno portato effetti. E seppure il numero degli occupati in Italia in valore assoluto è cresciuto dello 0,83% nel 2015 rispetto all’anno precedente (22.278.917 occupati nel 2014 a 22.464.753 nel 2015 con una crescita di 185.836 unità) va sottolineato che il leggero aumento dell’occupazione non si è distribuito in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale. Tra le 110 province italiane, 67 hanno visto salire il numero degli occupati nel 2015 mentre 43 hanno conosciuto un arretramento rispetto ai livelli occupazionali del 2014. Inaspettatamente, nella graduatoria stilata dal Centro Studi ImpresaLavoro su elaborazione dei dati Istat, le province che hanno fatto peggio nel confronto 2014-2015 si trovano per la gran parte del nordest del Paese.

SITUAZIONE DRAMMATICA
Performance da dimenticare per Verona (-15.221) e Padova (-11.589). Molto male anche Monza-Brianza (-11.289). Sempre restando al nord di esempi negativi non ne mancano affatto. Varese (-6.057), Brescia (-4.260), Udine (-3.714), Mantova (-2.030), Treviso (-1.909) e Rovigo (-1.705). La performance peggiore al Sud è quella di Catanzaro (-8.683), ma arretrano sensibilmente rispetto al 2014 anche Reggio Calabria (-4.956), Agrigento (-3.541), Caserta (-3.447), Barletta-Andria-Trani (-3.289), Vibo Valentia (-3.006), Crotone (-2.512) e Avellino (-2.466). Restando ai riscontri occupazionali negativi nel centro Italia ci sono Firenze (-9.325), Pescara (-6.091), Latina (-4.878), Pesaro e Urbino (-4.332), Parma (-3.534) e Bologna (-1.438).

OCCUPAZIONE IN CRESCITA
A guidare la classifica delle città con maggiori assunzioni c’è Milano. Effetto Expo? Nella città meneghina si segnalano 28.167 occupati in più rispetto all’anno precedente. Bene anche Torino con +16.846 lavoratori. Nelle prime quindici posizioni si collocano anche Bergamo (+9.828), Vicenza (+9.230) e Genova (+9.039), rispettivamente al sesto, nono posto e decimo posto. Ben rappresentato anche il Mezzogiorno d’Italia, con Cosenza (+11.783) e Trapani (+10.533) in terza e quarta posizione, davanti a Bari (+9.753), Palermo (+9.542), Salerno (+8.590) e Sassari (+8.231), rispettivamente al settimo, ottavo, dodicesimo e tredicesimo posto. La provincia del Centro con l’aumento dell’occupazione più marcato dal 2014 al 2015 è Lucca (+9.882) in quinta posizione, davanti a Frosinone (+8.639), Pistoia (+8.226) e Perugia (+7.950), rispettivamente all’undicesimo, quattordicesimo e quindicesimo posto della classifica. Fuori dalle prime quindici posizioni, ma comunque con un saldo occupazionale positivo, tra le province maggiori segnaliamo Venezia (+7.909), Cagliari (+7.446), Napoli (+7.349), Lecce (+6.698), Roma (+4.538) e Catania (+3.602).

lavoro 2014-2015

SALDO OCCUPAZIONALE 2007-2015
Ai fini dell’analisi del Centro studi ImpresaLavoro i numeri di alcune province, create dopo il 2007, sono stati aggregati per rendere i dati omogenei (Barletta-Andria-Trani con Bari e Foggia; Fermo con Ascoli Piceno; Milano con Monza e Brianza; tutte le province della Sardegna). In questo modo i casi da 110 scendono pertanto a 99. La performance migliore è quella della provincia di Roma, con un saldo positivo di 163.100 unità, molto davanti a Milano con Monza e Brianza (+31.207), Firenze (+17.326), Bolzano (+16.744) e Viterbo (+13.302). Bene, al Nord, anche Pavia (+13.142), Trento (+10.696), Lodi (+4.928), Alessandria (+3.956) e Verona (+2.217). Al Centro emergono i risultati di Rimini (+11.475), Pisa (+8.568), Forlì-Cesena (+7.564), Livorno (+6.474) e Bologna (+5.069). Mentre tra le province del Sud l’unica ad avere un saldo leggermente positivo rispetto al 2007 è Brindisi (+591). Nel Mezzogiorno d’Italia, al contrario, abbondano le province con un saldo occupazionale negativo rispetto agli anni pre-crisi. Particolarmente significativi i dati di Napoli (-65.460), Barletta-Andria-Trani più Bari e Foggia (-62.186), Palermo (-41.012) , Cosenza (-29.239) e Messina (-28.455). È molto negativa anche la performance delle province sarde che, aggregate, perdono 40.862 posti di lavoro rispetto al 2007. Al Nord, le province con il peggiore saldo occupazionale sono Torino (-23.356), Padova (-21.305), Varese (-17.344) e Udine (-15.385). Mentre al Centro spiccano, in senso negativo, Pesaro e Urbino (-17.369), Ferrara (-14.767) e Modena (-9.598). La crisi, insomma, sembra aver ulteriormente ampliato il divario tra le aree economicamente più avanzate del Paese e quelle – soprattutto al Sud – che invece sembrano ancora stentare nel riprendersi dalla crisi economica cominciata ormai otto anni fa.

lavoro 2007-2015