Ok, il prezzo è giusto. La Rai paga pure per farsi dire se spende bene. Il Cda in scadenza dà il via libera alle ultime commesse. Mancava solo il consulente sui prezzi di film e cartoni

di Carmine Gazzanni
Tv e Media

Inevitabile che alla mente venga la fortunata trasmissione di Iva Zanicchi “Ok, il prezzo è giusto”. Se non fosse per la concorrenza (il programma andava in onda su Rete4), l’accostamente sarebbe stato impeccabile. Eppure è proprio di questo che stiamo parlando. L’ultimo bando di gara pubblicato in casa Rai tratta proprio di “Servizi di analisi di congruità dei preventivi di produzioni audiovisive”. Più nel dettaglio, secondo quanto si legge nel capitolato tecnico, parliamo di “servizi di valutazione e verifica di congruità dei preventivi di spesa presentati dai produttori per la realizzazione in regime di preacquisto, appalto totale o parziale, coproduzione di prodotti audiovisivi di utilità immediata e ripetuta”.

Detto in altre parole, Viale Mazzini paga per capire se paga bene, troppo o troppo poco. Sembrerebbe paradossale, ma non lo è. Un bando di gara con scappellamento a destra che, tuttavia, costerà alle casse pubbliche – secondo il valore stimato presente nella documentazione visionata da La Notizia – qualcosa come 899mila euro. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: ma non c’è nessuno in casa Rai, tra i tanti dipendenti di cui dispone la televisione pubblica, che possa certificare se il prezzo di un programma sia “congruo”? A quanto pare, no. Anche perché il bando è strutturato per coprire una vasta gamma di prodotti. Tre lotti in tutto, ognuno per ogni settore. A cominciare da “intrattenimento”: 365mila euro per capire se un dato format di intrattenimento, appunto, abbia un prezzo giusto o troppo esoso per le casse della Rai. Il secondo lotto, invece, si occupa specificatamente di fiction (per 367mila euro), mentre il terzo è pensato e ideato per i più piccoli poiché trattasi di “cartoni animati” (157mila euro).

Lunga sfilza – Non è però, come detto, l’unico bando pubblicato nell’ultimo periodo. Il prossimo 30 giugno, particolare non da poco, scade il mandato del Consiglio di amministrazione della Rai, presieduto fino ad ora da Monica Maggioni, e quindi governo e Parlamento dovranno nominare nuovi consiglieri e un nuovo direttore generale dell’azienda pubblica radiotelevisiva, incarico quest’ultimo ricoperto oggi da Mario Orfeo. Sarà semplicemente un caso, ma proprio nell’ultimo mese sono fioccati un’inaspettata trafila di bandi di gara a Viale Mazzini. Se, infatti, a maggio ne sono stati pubblicati soltanto due, a giugno siamo arrivati a 14. E, ovviamente, c’è di tutto. A cominciare dai “servizi di gestione documentale”, per cui ci sono in palio oltre 7 milioni di euro per curarsi della corrispondenza e, cosa tutt’altro che semplice, del processo di “dematerializzazione dei documenti”. Altro bando di gara è quello relativo ai “servizi di consulenza per lo sviluppo di Rai Academy”. La scuola di formazione dei lavoratori della radiotelevisione pubblica, come si ricorderà, è stata un’idea lanciata dall’ex direttore generale Antonio Campo Dall’Orto ma, a quanto pare, mai realmente decollata dato che oggi abbiamo un bando da 370mila euro per lo sviluppo del progetto stesso. A cascata, poi, tutti gli altri bandi che, ovviamente, si occupano anche di forniture vitali per il funzionamento della macchina Rai. Dalla “workstation per registrazione, editing e post-produzione audio/video” fino alla “manutenzione dei Sistemi hardware” passando per la “Infrastruttura controllo accessi”. Il conto complessivo, per tutti i 14 bandi, è a dir poco eloquente: 19 milioni 124mila euro. Tanto? Poco? Magari in casa Rai stanno già pensando ad un bando che ci dica se la spesa per i bandi sia “congrua” oppure no.

 

 

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