Olimpiadi invernali 2026, il triangolo spacca la candidatura italiana. Torino e Milano già prendono le distanze dal Coni. Appendino e Sala volevano correre da soli

dalla Redazione
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Per il presidente del Coni Giovanni Malagò è la soluzione migliore, di sicuro è la più economica e probabilmente l’unica possibile, stante la complessa situazione attuale. Ma, dopo aver chiesto a gran voce l’investitura per i Giochi Olimpici invernali del 2026, ora due delle tre città in lizza manifestano perplessità. Milano e Torino volevano correre da sole e non hanno preso bene la decisione finale del Coni, approvata oggi definitivamente dal Consiglio nazionale e dunque ufficializzata al Cio: l’Italia presenta una candidatura unitaria per ottenere l’organizzazione delle Olimpiadi invernali 2026, “una proposta innovativa, unica, diversa e coraggiosa”, come l’ha definita Malagò. “Credo sia una bella cosa per questo Paese e può rappresentare uno spartiacque nella storia delle candidature olimpiche”, ha osservato il numero uno dello sport italiano che ha ottenuto un doppio via libera dal Cio, pronto ad accettare una candidatura sottoscritta da più città e poi, se necessario, a modificare la carta olimpica perché con le attuali regole l’Italia, con Milano sede della sessione 2019, non potrebbe nemmeno far parte della corsa ai Giochi 2026. Ma tutto questo non sembra al momento interessare Milano e Torino, decise a correre da sole ma non a condividere il progetto con i rivali. Insieme ai membri italiani del Cio Mario Pescante e Franco Carraro, negli incontri di lunedì scorso Malagò ha spiegato a gran voce alle tre città che l’Italia può ottenere l’organizzazione dei Giochi invernali solo se corre unita. Ma i sindaci delle due più importanti città del Nord non hanno recepito il messaggio.

La prima cittadina di Torino, Chiara Appendino, ha rimesso ieri la decisione finale nelle mani del governo, mentre oggi il sindaco di Milano Giuseppe Sala, inizialmente disponibile alla candidatura unitaria almeno all’apparenza, ha virato in modo deciso. “Siamo disponibili a ospitare le gare ma a queste condizioni non entreremo nella governance”, ha dichiarato al mattino salvo poi rincarare la dose nel pomeriggio: “Secondo Malagò il dossier approvato oggi è chiarissimo, ma Milano non l’ha mai avuto a disposizione”. La candidatura unitaria fortemente voluta dal Coni, quindi, non parte nel migliore dei modi. Eppure la commissione di valutazione guidata dal segretario generale del Comitato olimpico nazionale Carlo Mornati ha provato a seguire alla lettera le indicazioni ricevute dal governo, prima fra tutte il contenimento dei costi: il budget previsto per la candidatura unitaria è di 376,65 milioni di euro, inferiore ai singoli studi presentati da Cortina (380 milioni), Milano (384) e soprattutto Torino, che addirittura aveva presentato un preventivo di spesa di 648 milioni di euro. “Quello del Coni è uno sforzo apprezzabile per dare una proposta unitaria e credibile”, ha sottolineato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo Sport Giancarlo Giorgetti. “La proposta indica la candidatura di un intero Paese e qui il Governo ci sta – ha dichiarato – Ci riserviamo di valutarla: sosterremo la candidatura se le città interessate rinunceranno a una parte significativa di ambizioni, perché non può essere un progetto figlio di nessuno. Con una certa sorpresa c’è stata la decisione del sindaco di Torino di tirarsi in qualche modo fuori e il sindaco di Milano ha scritto che non ritiene di essere coinvolto”. Ecco perché Giorgetti vorrà incontrare i rappresentanti delle tre città per capire la situazione, “altrimenti non vale la pena coltivare situazioni in fase di aborto”. Nel frattempo però la candidatura unitaria dell’Italia è stata ricevuta dal Cio, che già nelle prossime settimane effettuerà una prima valutazione. Sperando, dopo le due rinunce di Roma, di non dover fare un passo indietro per la terza volta in pochi anni.
(ITALPRESS).