Migrante ucciso in Calabria, fermato uomo indagato del delitto. La procura: quadro evidente. L’uomo tradito da una sua stessa telefonata ai carabinieri in cui denunciava i furti

dalla Redazione
Cronaca

Non avrebbe tollerato che nell’area dell’ex fornace di San Calogero (Vv) qualcuno potesse prelevare delle lamiere. Questo il movente dell’omicidio di Soumaila Sacko, 30 anni, migrante del Mali con regolare permesso di soggiorno ucciso con una fucilata il 2 giugno, costato oggi l’arresto con l’accusa di omicidio e detenzione illegale di arma da fuoco, ad Antonio Pontoriero, 43 anni, di San Calogero, che si trova rinchiuso nel carcere di Vibo Valentia. Una vendetta, quindi, motivata, secondo quanto hanno ribadito i carabinieri, per la continua presenza di extracomunitari in quella che il presunto autore dell’omicidio riteneva fosse ancora una sua proprietà. Al presunto assassino, gli investigatori sono giunti grazie a una telefonata che risale allo scorso 5 maggio. Quel giorno, una voce segnalava alla Stazione carabinieri di San Calogero, una serie di furti nella zona. Il personale dell’arma che, una volta sul posto, identificò alcune delle persone che avevano effettuato la chiamata, tra le quali vi era proprio Pontoriero. Il suo volto venne quindi memorizzato dai militari che, subito dopo l’omicidio, sottoposero la foto dell’uomo – insieme ad altre 11 – al testimone oculare del delitto, connazionale della vittima, che lo riconobbe.
Le indagini partirono subito e il primo provvedimento fu il sequestro della Fiat Panda dell’indagato, la stessa descritta dal maliano, e degli indumenti (jeans e maglietta) per essere spediti agli esperti del Ris di Messina.
Il racconto di altri testimoni e la visione dei filmati delle telecamere del paese hanno consentito agli uomini guidati dai maggiori Dario Solito e Valerio Palmieri di ricostruire il percorso della Panda indicata dai due feriti e irrobustire così il già forte quadro indiziario a carico di Pontoriero, accusato di omicidio e porto e detenzione illegale di arma.
Intanto, l’Unione Sindacale di Base ha promosso una campagna di crowdfunding per sostenere le mobilitazioni, le spese legali e il trasporto della salma in Mali del sindacalista ucciso. I fondi raccolti verranno utilizzati anche per sostenere le lotte dei braccianti di Rosarno e di tutti gli sfruttati invisibili dei campi.

A chiedere giustizia per l’omicidio di Soumayla nei giorni scorsi c’è stato uno sciopero, con adesione al 100%, di tutti i braccianti che nella zona garantiscono il lavoro dei campi in questo periodo caldo e di raccolta. Una protesta in cui era finito nel mirino anche il ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

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