Onore al merito. Gabanelli nella bufera. Ma nessuno merita la Rai più di lei

di Franz Besteck
Tv e Media

La Rai finalmente ricorda di essere “il” servizio pubblico radiotelevisivo. La scelta di prendere Milena Gabanelli come responsabile dell’informazione digitale, meglio nota al grande pubblico come “web”, porta solamente vantaggi all’azienda di viale Mazzini, alla faccia delle varie prefiche che lamentano dolore e vergogna per il ritorno nel corpaccione della Rai della pasionaria di Report. A dire il vero, per dare un vero segnale positivo nei confronti del pubblico, sarebbero da prendere in blocco, e promuovere per aver saputo ideare e realizzare un vero programma informativo, tutto lo staff che negli anni ha visto crescere fior di professionisti come, tra gli altri, Bernardo Iovene, Sigfrido Ranucci, Sabrina Giannini: tutti autori di scoop e inchieste che hanno attraversato brillantemente le aule giudiziarie, ottenendo sempre ampia soddisfazione per aver raccontato giornalisticamente un’Italia densa di tangenti e burocrazia, incuria e distruzione, assenteismo e menefreghismo. Un ritratto che a molti potenti non è piaciuto, ma che ha permesso di scoperchiare la pentola del malcostume italico, ancora piena di miasmi. Gabanelli nella sua ultima puntata su Rai3 aveva salutato i telespettatori di Report interpretando il brano ”As time goes by”, e ora torna sul “luogo del delitto”, stavolta per svolgere un compito ancora più delicato.

Servizio pubblico – Sì, perché formalmente l’informazione digitale non fa parte dell’offerta canonica (nel senso di quella pagata dai contribuenti italici con il canone infilato nelle bollette della luce) della Rai, ma è una splendida “aggiunta” fornita dall’azienda guidata da Antonio Campo Dall’Orto. E che può diventare un vero e proprio terreno di scontro con la tradizionale, paludata, forma giornalistica che viene presentata attraverso la rete delle rete dai quotidiani, che in gran parte rimettono online quello che è stato già pubblicato nelle pagine cartacee del giorno appena nato. La Rai può davvero segnare un momento rivoluzionario nella comunicazione, se un nome come quello di Gabanelli verrà lasciato libero di interpretare in un modo innovativo il giornalismo. Alla faccia dei (pochi) soloni di turno, saccenti e moralisti (quando poi non potrebbero permetterselo) che tuonano contro l’arrivo di Milena nelle stanze della radiotelevisione italiana. Farebbero meglio a tacere, i gran visir del giornalismo che si sentono privati della capacità di influenzare le nomine all’interno della Rai, e che guardano con terrore l’ingresso dalla porta principale della creatrice di un programma di grande giornalismo come Report. Il mondo cambia, ma qualcuno ancora non lo sa: una ventata di freschezza e di novità sta per entrare nelle stanze del palazzo pieno di amianto di viale Mazzini, dissolvendo le pratiche da prima repubblica che sono state protagoniste di tutte le stagioni della Rai. Ma forse qualcuno cerca solamente un appiglio per tentare di catapultare fuori dall’azienda Campo Dall’Orto, e far sedere al suo posto un interno della Rai, con lo scopo di normalizzare il servizio pubblico. Una storia che, purtroppo, ciclicamente si ripete.

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