Opera di Roma, un anno da record. Più di 300mila spettatori e due premi internazionali. Con 14 milioni di incassi, il teatro guarda al futuro

di Daniela Fratini
Cultura
Teatro Opera Roma

Chi l’ha detto che l’Opera non interessa più a nessuno? Se è vero, infatti, che i dati degli scorsi anni ci hanno raccontato di una crisi sempre più profonda, oggi sembra ci sia un’inversione di tendenza, almeno a guardare i numeri dell’Opera di Roma che cala il sipario su un anno magico. I balletti e i concerti hanno registrato infatti presenze record e tornano ad appassionare grazie anche alle grandi produzioni. Quasi tre milioni di euro in più di incassi dalla biglietteria, con un incremento di oltre il 26 per cento, si passa infatti dagli 11 milioni del 2017 ai 14 del 2018, e 14mila spettatori in più rispetto allo scorso anno. Segno evidente che giovani, stranieri e romani hanno riscoperto quella cultura che sembrava quasi passata di moda. D’altra parte l’Italia è considerata da tutti come la patria dell’opera e questo spiega anche il perché sia il Paese con il più alto numero di teatri al mondo.

Per l’organizzazione del teatro lirico romano molto si deve anche agli spettacoli portati sul palco che hanno rilanciato l’immagine del Teatro in Italia e nel mondo, ma soprattutto alla promozione, al numero di spettacoli aumentato e alla politica sui prezzi diventati più economici cambiata dopo la crisi del 2014. Ma non sono solo le cifre significative o la politica innovativa a rendere il 2018 un anno davvero da ricordare per il Teatro dell’Opera di Roma. Ci sono anche i due premi ricevuti da due spettacoli andati in scena quest’anno, ovvero il Premio Abbiati della critica italiana che ha incoronato la “Damnation de Faust” diretta da Daniele Gatti il miglior spettacolo dell’anno, e il premio come migliore nuova produzione agli International Awards attribuito a Londra al “Billy Budd” con la regia di Deborah Warner. Infine le due tournée che hanno portato a marzo in Oman i “Pagliacci” e a settembre in Giappone “La Traviata” e “Manon Lescaut”.

Infine, come se non bastasse, la nomina, poche settimane fa, del maestro Daniele Gatti a direttore musicale del teatro, che ha coronato il successo delle ultime tre inaugurazioni a lui affidate: dal memorabile Tristan und Isolde del novembre 2016 alla Damnation de Faust nel dicembre dello scorso anno, fino al recentissimo Rigoletto amatissimo da pubblico e critica. Sicuramente la presenza del maestro Gatti nelle prossime stagioni non potrà che elevare ancora di più il livello qualitativo già raggiunto dall’orchestra e dal coro del Teatro. Infatti, la carta vincente dell’Opera di Roma in questi ultimi anni è rappresentata dalla costante crescita di gradimento da parte del pubblico, nazionale e internazionale, attratto dalla qualità dei titoli, dall’eccellenza delle messe in scena, dalle scelte extra musica classica, dalla certezza, per italiani e stranieri, di poter prenotare lo spettacolo con mesi di anticipo.
Tutte cose che hanno fatto riscoprire un’antica cultura.