Orlando chiude definitivamente la porta ai Cinque stelle: “Dem all’opposizione. L’alleanza con M5S non è fattibile”

dalla Redazione
Politica

Il ministro della Giustizia e leader della minoranza Pd, Andrea Orlando, prova a ristabilire l’ordine di priorità delle questioni da discutere all’interno del Partito democratico: “Mi sembra un modo di buttare la palla in tribuna. Si vuole anteporre la questione dell’intesa con il M5s alla riflessione sul risultato drammatico di queste elezioni”, dice ospite di Circo Massimo su Radio Capital condotto da Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto.

“La prima cosa sui cui ragionare non è l’assetto di governo, c’è prima il tema delle presidenze di Camera e Senato. Evitiamo di costruire assi con i cinquestelle ma anche con il centrodestra. Qui si tratta di dare alle Camere dei presidenti che siano in grado di garantire tutte le parti politiche. Non dobbiamo tagliar fuori nessuno”.

Quanto alle ipotesi sul nuovo governo da dare al Paese, l’esponente della minoranza dem chiarisce: “Non condivido nemmeno l’analisi che ho sentito da qualche dirigente Pd che ha detto che, poiché i cinquestelle ci hanno insultato per 5 anni, non possiamo dialogare con loro: non mi pare che anche quando abbiamo fatto il patto del Nazareno abbiamo ricevuto solo applausi. Mi sembra che si stia sottovalutando il ruolo del Capo dello Stato, che dovrà interpretare qual è l’incipit da cui partire per la formazione di un nuovo governo”. E se Mattarella spingesse per un’alleanza fra Pd e M5s?: “Gli si dovrebbe spiegare perché questa ipotesi non è fattibile”.

Escluso quindi un governo con i pentastellati, per Orlando il posto del Pd è all’opposizione: “All’opposizione si possono fare molte cose, anche battaglie che possono diventare maggioritarie in Parlamento. Non è l’Aventino ma può avere carattere costitutivo”.

Sull’ambiguità delle dimissioni del segretario Matteo Renzi, Orlando afferma: “Le dimissioni o le dai o non le dai, se ti dimetti non detti la linea. Una volta dato questo l’assemblea va convocata, può eleggere un segretario o convocare le primarie”. E aggiunge: “Renzi non scompare dalla vita politica, può e deve esercitare un ruolo ma non può essere quello di segretario”.

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