Ostia, i carabinieri fermano Roberto Spada dopo l’aggressione al giornalista di Nemo. Casapound condanna, ma solo a metà

dalla Redazione
Roma

È stato fermato  nel pomeriggio nella sua abitazione dai carabinieri del nucleo investigativo e della compagnia di Ostia su disposizione dei pm Giovanni Musarò e Ilaria Calò. Ci sono volute più di 24 ore prima che  Roberto Spada rispondesse della sua aggressione al giornalista di Nemo Daniele Piervincenzi. L’ipotesi di reato: lesioni aggravate e violenza privata con l’aggravante di aver agito in un contesto mafioso. Fonti di ambienti giudiziari, secondo quanto riporta ilfattoquotidiano.it, spiegano che l’aggravante mafiosa è stata contestata per due motivi: Spada era nel suo contesto giudicato “mafioso” da diverse sentenze e il giornalista gli poneva domande relative alla mafiosità dello stesso contesto. Nel provvedimento di fermo, i magistrati fanno menzione di una “altro soggetto non meglio identificato”, ora ricercato. Portato nella caserma dei Carabinieri, Spada è stato poi trasferito nel carcere di Regina Coeli, a Roma, dove resterà in attesa dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip, che si svolgerà presumibilmente sabato mattina e durante il quale i pubblici ministeri chiederanno la convalida del fermo. “Il fermo è la dimostrazione che in Italia non esistono zone franche“, il commento del ministro dell’Interno Marco Minniti arrivato pochi minuti dopo la notizia del fermo. Ma la situazione non pare essersi tranquillizzata. Innanzitutto perché, nel momento dell’arresto, c’è stato chi ha inveito contro i giornalisti e le forze dell’ordine. Nel primo pomeriggio, poi, un altro inquietante episodio: la troupe di Sky, dopo la diretta delle 13,30, ha staccato per andare a pranzo in zona. Quando è ritornata per riprendere a lavorare ha trovato il vetro del furgoncino rotto e senza più l’attrezzattura dentro.

Assoluzione neofascista – Nel pomeriggio, intanto, Casapound ha organizzato una conferenza stampa per dire la propria sul sostegno ricevuto da Roberto Spada su Facebook il 26 ottobre in occasione delle elezioni amministrative di Ostia del 5 novembre. Il vicepresidente Simone Di Stefano ha commentato le dichiarazioni di Virginia Raggi, che si era espressa contro Casapound e l’appoggio di Spada ai neofascisti. “La dichiarazione ad effetto della sindaca Raggi che fa piangere i cuori è ridicola – ha affermato Di Stefano – nessun partito può dire di non volere un voto, il voto di Spada vale quanto il vostro e non lo dice il sottoscritto ma la Costituzione. Fa chic dirlo ma nel segreto dell’urna quei voti comunque arrivano. Noi non ci agganciamo a questo coro, alla criminalità ci deve pensare la magistratura. Dichiarazioni del genere sono aria fritta e roboante”. I voti degli Spada valgono come tutti gli altri, quindi Di Stefano difende la funzione “sociale” del clan: “La palestra di Roberto Spada è l’unico presidio sociale a Nuova Ostia”, salvo poi specificare che “quello di Roberto Spada è stato un atto criminale e quindi come tale va perseguito”. Intanto oggi alle 11,00 a Ostia si ritoveranno inviati e cronisti, per far sentire la loro voce, dopo il tremendo episodio.

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