Pantani non era solo quando morì. L’ex generale Rapetto rivela alla Commissione Antimafia nuovi elementi che potrebbero riaprire il caso

dalla Redazione
Cronaca
marco pantani

“Qualcuno era con lui quando la morte è arrivata”. E’ quanto ha detto, dinanzi alla commissione parlamentare antimafia, l’ex generale della Guardia di finanza, Umberto Rapetto in merito alla morte del ciclista Marco Pantani. Secondo l’alto ufficiale delle Fiamme gialle, oggi consulente della famiglia Pantani, alcune tracce di sangue e soprattutto come, al momento del ritrovamento del cadavere, “era posto il braccio” fanno pensare che non sia stato lo stesso ciclista a spostarlo.

Un altro elemento sospetto riguarda il ritrovamento, nella stanza dell’hotel di Rimini dove il 14 febbraio 2004 fu trovato morto il Pirata, di un bastone con cui è stato sfondato il controsoffitto, “come se qualcuno cercasse qualcosa”. Poi c’è il lavandino smurato e un buco nel controsoffitto e le bocchette di areazione che sono state rimosse. “Qualcuno – ha aggiunto Rapetto – probabilmente è entrato, cercava qualcosa, chi? Cosa cercava? Perché?”.

I consulenti hanno consegnato all’Antimafia un dossier di 56 pagine chiedendo di valutare l’opportunità di svolgere una nuova inchiesta sul caso. La tesi sostenuta dai consulenti e dai legali della famiglia è che la criminalità organizzata non poteva permettersi di pagare scommesse fin troppo scontate grazie alle vittorie di Pantani.

I consulenti si sono soffermati anche sui prelievi effettuati dal medico legale, il dottor Giuseppe Fortuni, dell’Università di Bologna. “Il dottore – ha spiegano Rapetto – racconta che quando ha terminato le operazioni relative all’autopsia si è sentito seguito (solo dopo ha capito che si trattava di giornalisti) e anziché portare il cuore e i campioni nella struttura ospedaliera se li è portati a casa, in una cantina che aveva un frigo idoneo per la conservazione dei prelievi. Certo, nelle procedure di gestione tutto questo suona inconsueto”.

“Sono convinto – ha commentato il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra – che chi di dovere possa rappresentare presso le procure locali queste nuove acquisizioni. Possono rappresentare motivo di interesse. Sono convinto che il merito della questione sul fenomeno dell’azzardo possa costituire motivo d’analisi del Comitato dell’Antimafia che se ne occupa: su quel versante le mafie investono molto. Se dovessero esserci elementi ulteriori, valuteremo l’opportunità di proseguire questa audizione”.