Pari opportunità solo a chiacchiere. Il Pd prova a togliere le donne dai Cda

di Stefano Iannaccone
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di Stefano Iannaccone

Un blitz alla Camera. Per cancellare la parità tra uomini e donne nei Consigli di amministrazione delle aziende. Ma l’operazione è stata sventata grazie alla controffensiva dell’opposizione. La vicenda è l’ennesimo atto sfavorevole alle pari opportunità, che suona come una beffa a poco più di un mese dalla Festa delle Donne, quando ci saranno dichiarazioni di facciata sui diritti. “Questo governo si caratterizza per inattivismo e disattenzione, mentre le donne sono vittime di violenze e soprusi”, dice a La Notizia la deputata di Forza Italia Mara Carfagna. “A febbraio 2014, quando si è insediato – aggiunge l’ex ministra – Renzi ha tenuto per sé la delega alle Pari opportunità e già questo è stato un campanello d’allarme. Quanto tempo, quanta attenzione avrebbe potuto dedicargli? Pochissima, anzi diciamolo nulla”.

DIRITTI SALVATI – Il gruppo Alternativa Libera-Possibile si è adoperato per stoppare un subemendamento al decreto Milleproroghe nell’iter di approvazione a Montecitorio. Il via libera avrebbe sostanzialmente eliminato una norma, approvata nel 2011 con lo scopo di garantire uguaglianza di genere nei Consigli di amministrazione delle società. I parlamentari di Al hanno presentato una richiesta di modifica al subemendamento. E alla fine c’è stato il passo indietro dei relatori del Partito democratico. Daniela Gasparini e Francesco Laforgia. “Siamo felici di aver salvaguardato il diritto alle donne di partecipare ai ruoli di vertici della vita economica”, spiegano i deputati di Alternativa Libera-Possibile Marco Baldassarre e Beatrice Brignone. Ma Stefania Covello, componente della segreteria nazionale del Pd, ha elogiato le politiche del suo partito. “Abbiamo approvato alla Camera la legge che definisce i principi fondamentali per garantire la presenza delle donne nei consigli regionali”. Ma non è l’unico caso in cui il governo Renzi è sotto accusa sulla parità di genere. Nonostante le ripetute richieste, infatti, non c’è ancora un ministro delle Pari Opportunità. La situazione è diventata ancora più pesante dopo che, a fine novembre, la consigliera delle Pari opportunità, la (ex) renzianissima Giovanna Martelli, ha sbattuto la porta. Lasciando anche il Partito democratico.

MINISTRO INESISTENTE – “Non amo i ministeri figurine, di facciata. Ma mi rendo conto che è necessario un interlocutore politico”, scandisce la deputata di Forza Italia, Laura Ravetto. Che rilancia una proposta provocatoria: “Io ho proposto di mettere un uomo alle Pari Opportunità, così gli spieghiamo quali sono i problemi delle donne, per esempio sull’uguaglianza al lavoro”. Insomma, secondo la parlamentare forzista “la discriminazione si combatte quando ci sono garanzie di indipendenza. Una donna vittima di violenza riesce a ribellarsi se ha la possibilità di andare via di casa”. Così Possibile ha compiuto un passaggio ufficiale, presentando una mozione alla Camera per impegnare l’esecutivo a ripristinare il ministero. “Il nostro Paese è da sempre fanalino di coda nella classifica degli indici dell’Unione europea sull’uguaglianza sociale”, spiega il deputato Andrea Maestri. E il rimpasto ha confermato il trend di sbilanciamento: dei sedici ministri solo sei sono donne. Agli Affari Regionali si è insediato Enrico Costa nella casella lasciata libera da Maria Carmela Lanzetta. Mentre tra i sette nuovi sottosegretari ci sono cinque uomini e due donne, le parlamentari del Nuovo Centrodestra Federica Chiavaroli e Dorina Bianchi. “L’ultimo rimpasto di governo poteva essere l’occasione per invertire la tendenza, invece ancora una volta Renzi ha distribuito poltrone ad amici e alleati senza pensare alle reali necessità dell’Italia”, conclude Mara Carfagna.

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