Parigi coccolata, Roma umiliata. Colpa del “patriota” Moscovici. Sapelli: “Il commissario vede il suo futuro in Francia. Un errore cedere all’Ue, non facciamo la fine di Tsipras”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

“Che ci siano due pesi e due misure tra Italia e Francia da parte della Commissione europea è evidente. Il problema è che Moscovici è un patriota…”. Il professor Giulio Sapelli legge il day after dell’accordo tra il Governo italiano e Bruxelles, con rara lucidità.

Per Moscovici dovremmo scendere anche sotto il 2,04%. Intanto, però, sulla Francia ha detto che potrebbe sforare anche il 3% nel rapporto deficit/Pil.
“Stamattina (ieri mattina, ndr) ho letto il Financial Times e c’era un articolo di spalla molto interessante e diceva: due pesi e due misure tra Italia e Francia. A dirlo non era nessun ipotetico sprovveduto, ma il Financial Times. Qualcosa di vero ci sarà, credo”.

Eppure per alcuni la situazione tra Italia e Francia è nettamente diversa.
“Chiunque conosca un po’ di storia economica europea sa che la Francia ha avuto sempre una posizione dominante rispetto all’Italia per produzione di prodotto interno lordo. L’Italia si è industrializzata tra Ottocento e Novecento anche grazie agli investimenti francesi, tedeschi, belgi. Adesso, però, il debito della Francia è sui 2.200 miliardi circa, la Germania è sui 2mila, noi siamo sui 2.300. Loro ovviamente, avendo un Pil maggiore, scontano un deficit minore. Però non c’è questa grande differenza tra Italia e Francia. E poi c’è un altro punto da tenere in conto”.

Quale, professore?
“Macron ha annunciato un revenu universel (reddito universale, ndr) molto più fondato su capitoli di spesa rispetto anche al nostro reddito di cittadinanza. Pare, tuttavia, che a lui sia tutto concesso”.

La domanda resta: perché?
“Il problema è che Moscovici è un patriota…”.

In che senso?
“La grande aspirazione di Moscovici è dall’Europa difendere la Francia. Non gli interessa altro. È interessante, peraltro, anche ragionare sul giornale cui ha dato l’intervista. Non l’ha concessa a Le Monde o a Le Figaro che hanno lettori molto aristocratici e sono giornali letti anche in Europa. L’ha concessa a Le Parisien, il giornale che si legge nei bistrot, nei luoghi popolari, mentre si fuma la gauloises o si beve il calva alle otto del mattino. Il suo futuro lo vede in Francia”.

Quindi la ragione del diverso approccio tra Roma e Parigi è, per così dire, ideologica?
“Certamente: è la cultura che dirige la società, non l’economia. È lo spirito, come insegna Benedetto Croce. E la Francia, che è stata una grande potenza imperiale, continua a far sentire il suo peso anche sulla tecnocrazia europea. Cosa che noi non siamo ancora in grado di fare”.

Crede che sia stato un errore cedere all’Europa e accordarsi sul rapporto deficit/Pil al 2,04%?
“Clamoroso. Bisognava trattare. Se il Governo fosse fatto da persone che rileggessero Kissinger, non farebbero questi errori”.

Quali errori?
“Di abbassare il capo e dire ‘sì, ragioniamo sullo 0,4 o 0,5’. Rifiuterebbero di confrontarsi su questi numeri. Io vedo nell’atteggiamento del Governo il rischio di una ubris di subalternità. Qui c’è il rischio di finire come Tsipras”.

Crede che Salvini e Di Maio possano fare davvero questa fine?
“Il punto è uno: c’è una Manovra sbagliata perché non punta più come prima sulla crescita degli investimenti produttivi, per dare spazio ad altri provvedimenti che hanno una ragione spesso elettorale. C’è il rischio che tra la depressione che arriva, tra la deflazione secolare, tra quest’atteggiamento di chiusura dell’Europa, se diciamo ancora ‘sì’ così, senza negoziare e contrattare, senza fare politica attiva e costruttiva ma solo propaganda urlata, rischiamo davvero di finire come Tsipras”.