Parlamento aperto per ferie. Così svolta il decreto dignità. Già 58 gli interventi previsti: è maxi ostruzione

di Gaetano Pedullà
Editoriale

La decisione sarà presa al Consiglio dei ministri di oggi. Con più di 400 emendamenti presentati in Aula, c’è ragionevolmente solo un modo per approvare il decreto dignità prima della pausa estiva del Parlamento: mettere la fiducia. Una decisione che darebbe subito un’idea di debolezza della maggioranza, e anche se nell’idea visionaria di Davide Casaleggio c’è tra pochi lustri il superamento delle assemblee rappresentative come perno delle democrazie, consegnare a deputati e senatori un testo da prendere o lasciare smentirebbe se non altro gli ultimi cinque anni di proteste di Cinque Stelle e Lega contro le maggioranze blinda tutto di Renzi e Gentiloni. Una soluzione per non cadere nelle sabbie mobili di Pd, Forza Italia e Fratelli d’Italia, autori della montagna di emendamenti, ci sarebbe pure: far lavorare i deputati fosse anche a Ferragosto, mostrando plasticamente all’Italia in vacanza che mentre c’è chi riposa al sole c’è anche chi lavora come non si era mai visto prima.

I soliti “furbi” diranno immediatamente che tenere aperte le Camere a metà agosto costa un botto, ma se guardiamo bene, questi stessi signori sono gli stessi che spesso e volentieri hanno difeso i privilegi della casta, con maxi indennità e vitalizi compresi, in nome dei costi necessari e non sindacabili della democrazia. Comunque si decida, ieri fino a sera la maggioranza era a un bivio. La promessa del vicepremier Di Maio era stata chiara: a fronte di un iter leale e senza blindature ideologiche, si sarebbe andato avanti senza porre la fiducia, a costo di allungare i tempi dell’approvazione del provvedimento. Una scelta ben più faticosa che chiudere il testo e sottoporlo al voto di fiducia, tagliando la testa alle molte critiche piovute addosso da ogni parte: dalla politica alle imprese, fino alla cosiddetta società civile.

La tentazione perciò è forte e oggi il Consiglio dei ministri potrebbe decidere di mettere a tacere il Parlamento, anche se da un punto di vista mediatico si farà così un gran regalo alle opposizioni. D’altra parte, ieri all’avvio della discussione generale in Aula risultavano iscritti 58 deputati, tutti tranne uno (la prima iscritta, Gloria Vizzini di M5S) dell’opposizione. Il regolamento concede per ciascun intervento mezz’ora e dunque se parlassero tutti servirebbero 29 ore, pari a diversi giorni di lavori prima di passare poi al Senato e sicuramente ripetere la stessa tarantella. Solo in questo modo potrebbero però passare alcune migliorie al testo base, come quella proposta anche dal Pd e approvata in Commissione, che allunga il periodo transitorio al primo gennaio 2019, per consentire alle imprese di adeguarsi alle nuove norme sui contratti a termine. Se però si procederà con la fiducia anche questa apertura della maggioranza andrà a farsi benedire. Dunque sta anche alle opposizioni decidere se rinunciare all’ostruzionismo e assecondare i tempi previsti dal Governo, con le votazioni fissate alla Camera da oggi a giovedì, con il via libera finale in tempo utile per fare approdare il testo al Senato lunedì prossimo e approvare tutto entro venerdì 10 agosto, data in cui il Parlamento si fermerà per la pausa estiva. A meno di decisioni oggi inattese ma decisamente dirompenti, come d’altra parte vuole essere questo Governo.

Rinunciare a mandare i parlamentari in ferie a ferragosto per mostrare al mondo la fotografia di un Paese che finalmente si rimbocca le maniche, a partire dalla sua classe politica e dirigente, cosciente della gravità del momento e così compatta da sacrificarsi, esaudendo un mandato che i cittadini hanno dato a persone che faticano come i comuni mortali, quelli che non ci penserebbero due volte se capitasse un’importante occasione di lavoro anche di ferragosto, di domenica, di Natale o Capodanno. E dire che milioni id italiani lavoerano in queste date, senza sentirsi eroi, né portando a casa gli stipendi dei nostri deputati e senatori.