Per il Pd non c’è la maggioranza. Ennesimo rinvio sullo Ius soli: così la legge finisce su un binario morto

dalla Redazione
Politica

Tutto come previsto: il Senato non discuterà di Ius soli almeno per tutto il mese di settembre. La decisione è arrivata dalla conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama, convocata per decidere proprio il calendario dei lavori dell’Aula. In questo modo, la legge sulla cittadinanza – già approvata dalla Camera alla fine del 2015 – rischia seriamente di rimanere lettera morta. Il provvedimento “rimane per noi un obbiettivo prioritario ed essenziale”, ha spiegato il capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, però “come ho detto in capigruppo le leggi per essere approvate hanno bisogno di una maggioranza e in questo momento la maggioranza non c’è”.

Fra i primi a cantare vittoria c’è la Lega di Matteo Salvini. “Abbiamo affossato la legge sulla cittadinanza”, rivendica Gian Marco Centinaio. “Il Pd – aggiunge il presidente dei senatori leghisti – ha rinunciato allo Ius soli, Zanda in capigruppo ha ammesso che al Senato non hanno i numeri per approvarla. Pericolo scampato, ma restiamo vigili e pronti alle barricate perché questo Paese ha bisogno di tutto tranne che di regalare la cittadinanza agli immigrati”. Anche Forza Italia esulta. “Ci auguriamo che la mancata calendarizzazione della proposta sullo Ius soli metta la parola fine su un testo ideologico, dalle finalità sbagliate”, afferma Andrea Mandelli: “Su quella legge non c’è consenso in Senato come non c’è nel Paese: la maggioranza degli italiani non vuole la riforma della cittadinanza sostenuta dalla sinistra”.

Critiche invece le forze a sinistra del Pd. “La nostra impressione – attacca la capogruppo di Mdp, Maria Cecilia Guerra – è che si stia dando un alibi a chi nella maggioranza ha cambiato opinione su questa legge urgente rispetto alla quale il Parlamento ha creato così tante legittime aspettative in tante ragazze e ragazzi, nelle loro famiglie e nelle comunità in cui vivono”. Per uno dei leader di Mdp, Roberto Speranza, l’ennesimo rinvio “è una resa culturale inaccettabile e un cedimento alla destra”. A questo punto, resta difficile capire se e quando il provvedimento sarà nuovamente calendarizzato e discusso: fra la sessione di bilancio e le decine di altre proposte al palo la strada è in salita.