Pd spaccato dopo l’appello di Di Maio. Niet di Renzi, Martina dialogante ma rischia che Matteo lo scarichi nella corsa alla segreteria

di Giorgio Velardi
Politica

“Siamo uniti in maniera finta”. Terminato con un nulla di fatto il primo giro di consultazioni al Quirinale, e preso nota dell’appello lanciato dal candidato premier del M5s, Luigi Di Maio, dentro al Partito democratico c’è chi, a taccuini rigorosamente chiusi, non esita a raccontare una situazione non così granitica come la si vuole far apparire all’esterno. Vero è che dopo il colloquio col presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il segretario reggente Maurizio Martina ha ribadito che la linea è quella dell’opposizione. Ma tra i dem come noto non tutti viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda. “Se questi”, dove questi sta ovviamente per Lega e grillini, “non riescono a formare un Governo”, ragiona una fonte interna al partito, “sarà un problema”. Un problema di tenuta, of course. Perché se da una parte punta a stanare la Lega, con l’obiettivo di rompere il patto di coalizione tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, dall’altra la mossa di Di Maio mira a esasperare i già fragili animi tra dem dialoganti e renziani, con l’Assemblea convocata per il 21 aprile – che dovrà eleggere un nuovo segretario o convocare il congresso – a fare da sfondo.

In questo momento, raccontano, Martina si trova tra l’incudine e il martello. Da una parte c’è “il senatore di Rignano”, Matteo Renzi, che dal suo quartier generale ha fatto immediatamente trapelare che di andare a parlare con ‘Luigi’ non se ne parla, almeno fino a quando a quest’ultimo non venisse affidato il pre-incarico, e che la posizione resta quella votata in direzione il 12 marzo scorso. Dall’altra c’è chi pensa che sedersi al tavolo coi Cinque Stelle non sia sbagliato, anzi. “È un errore rinunciare al confronto sui temi, è un nostro dovere valutare le eventuali proposte”, dice senza troppi giri di parole Francesco Boccia, uno che può vantare buoni rapporti coi grillini e perciò ‘aperturista’ della prima ora. “Tutto questo non significa entrare in un governo del M5s – chiarisce il deputato della corrente di Michele Emiliano dal salotto di Porta a Porta – ma di fronte a una impasse, e col rischio che questa Legislatura nasca morta, l’atteggiamento di apertura del Pd potrebbe consentire lei di accendere i motori, dando il via libera anche a un appoggio esterno a un governo Di Maio”.

Più o meno allo stesso modo, anche senza dirlo pubblicamente, la pensano pure altri pezzi da 90 del partito, per esempio i franceschiniani (che pure ieri non hanno gradito troppo il fatto di essere messi sullo stesso piano del Carroccio). Calzante, a tal proposito, la frase che – parlando con La Notizia – si è lasciato sfuggire qualche giorno fa un senatore dem di dichiarata fede renziana mentre sorseggiava un caffè alla buvette di Palazzo Madama: “Franceschini vuole fare un Governo. Che Governo? Un Governo…”. In questa dinamica Martina, candidatosi ufficialmente alla segreteria non più tardi di quarantott’ore fa, rischia di andare a sbattere. Perché se da una parte la prospettiva di sentire cos’ha da dire Di Maio non lo fa impazzire ma lo tenta, dall’altra sa che ingaggiare un corpo-a-corpo con Renzi sarebbe un clamoroso autogol. Malgrado abbia detto pubblicamente di non avere intenzione di schierarsi ai nastri di partenza, c’è chi – sempre off the record – spiega come l’ipotesi di una reggenza di Graziano Delrio non sia del tutto tramontata. Così come quella di Lorenzo Guerini, altro fedelissimo di ‘Matteo’. Del resto, la vendetta è un piatto che va servito freddo.

Twitter: @GiorgioVelardi

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