Pestato il pusher di Desirée. Il branco voleva farsi giustizia. Il racconto del testimone chiave dell’indagine. La sedicenne aveva preso molto metadone

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca
desirée

Drogata da quattro individui, stuprata e lasciata morire. Prima ancora che gli agenti della Squadra Mobile potessero individuare e arrestare i responsabili del decesso di Desirée Mariottini, gli stessi frequentatori dell’edificio abbandonato di via dei Lucani avevano deciso di farsi giustizia da soli. Il 43enne Brian Minteh detto “Ibrahim”, uno degli uomini accusati dalla Procura di Roma del reato di omicidio e violenza sessuale, sarebbe stato pestato violentemente dai suoi compagni “perché ritenuto responsabile, in quanto spacciatore abituale di eroina, del malore” che, successivamente, è costato la vita della sedicenne di Cisterna Latina. Lo racconta il testimone chiave Kais Boujema, 50enne marocchino, sentito in qualità di persona informata sui fatti dai poliziotti.

L’uomo, oltre a raccontare quello che sembra esser stato un vero e proprio processo fatto all’interno del palazzo dei pusher di San Lorenzo, ha anche aggiunto particolari shock sulle ultime ore di Desirée. La giovane, di cui non conosceva nemmeno il nome, da qualche giorno si aggirava nell’edificio e nel pomeriggio antecedente alla sua morte, si trovava in uno stanzone di quelli dove gruppi di persone si radunano per fumare crack o iniettarsi dell’eroina. Proprio qui entrava Boujema che, oltre alla ragazzina, notava quelli che poi sarebbero diventati i suoi carnefici. Con loro l’uomo si sedeva per consumare degli stupefacenti, come accertato dalle indagini del procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pubblico ministero Stefano Pizza. Nel frattempo Desirée era seduta in disparte assieme ad un ragazzo con cui chiacchierava nel tentativo di riuscire ad ottenere una dose. Nulla di strano perché in quel palazzo il via vai di persone in cerca di stupefacenti era all’ordine del giorno e la sedicenne di Cisterna Latina era solo una fra tante.

TESTIMONIANZA SHOCK – Poi però accade qualcosa. “Sisko (uno degli arrestati, ndr), chiamava la ragazza che si avvicinava a noi che stavamo fumando del crack” poi “tirava fuori una boccetta di metadone da 100ml ed accusava la ragazza di averne bevuto un terzo della bottiglietta”, spiega il testimone agli agenti della Squadra Mobile, capitanati da Luigi Silipo. La ragazza, continua a raccontare Boujema, “non negava” anzi minimizzava il tutto controbattendo: “non ne ho bevuto così tanto”. Passato del tempo e acquistato dello stupefacente, il marocchino usciva dalla stanza per andare nel vicino container dove consumare la droga senza doverla dividere con nessuno. Proprio all’interno della struttura trovava Paco (un altro degli arrestati) disteso sul letto e Desirée non molto lontana da lui, seduta su di un materasso. La ragazzina, spiega l’uomo raccontando l’ultimo istante in cui l’ha vista ancora in vita: “nonostante fosse chiaramente sotto l’effetto delle droghe, non sembrava stesse particolarmente male, inoltre era ancora vestita”. Peccato che dopo qualche ora la situazione sarebbe tragicamente cambiata.

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