Piovono mozioni Sì-Tav. Tre bombe ad orologeria sul binario del Governo. Alla Camera i testi di Pd, FI e FdI. Per obbligare l’Esecutivo a fare l’opera

di Caris Vanghetti
Politica

L’ultima mina, che rischia di deflagrare sul percorso del Governo, è nascosta dietro le mozioni parlamentari presentate dal Partito democratico, da Forza Italia e Fratelli sull’Alta velocità Torino-Lione. La votazione di questi tre diversi atti (rispettivamente a prima firma Del Rio, Porchietto e Lollobrigida), con i quali i partiti di opposizione vogliono impegnare l’Esecutivo guidato da Giuseppe Conte a procedere con la costruzione del Tav tra Italia e Francia, si sarebbe dovuta svolgere ieri nell’Aula della Camera. Ma il procedimento parlamentare – e il countdown sul detonatore – si è fermato, per adesso, all’illustrazione delle tre proposte da parte dei proponenti e sulle quali la Lega, favorevole alla grande opera, potrebbe decidere di convergere gabbando le posizioni No Tav degli alleti Cinque Stelle.

Per ora la bomba è disinnescata: il voto è slittato a data da destinarsi, ma il timer si rimetterà in moto non appena la Camera presieduta dal grillino Roberto Fico, tra i più acerrimi oppositori della Torino-Lione, sarà chiamata a pronunciarsi sulle mozioni. Oggi la conferenza dei Capigruppo a Montecitorio dovrà fissare la data dell’esame dei tre testi-trappola per i grillini. Il tutto mentre tra Lega e M5S le posizioni sul Tav restano distanti anni luce. Da una parte il Movimento guidato da Luigi Di Maio si è sempre detto contrario all’Alta Velocità, al punto di aver eletto tra le sue fila alcuni esponenti No Tav; dall’altra il partito di Matteo Salvini, fervente sostenitore dei treni superveloci.

Per questo il programma di Governo che ha portato alla nascita dell’Esecutivo Conte aveva optato per la soluzione di sottoporre l’opera a una valutazione costi-benefici prima di decidere sulla prosecuzione o meno dei lavori per la costruzione dell’Alta Velocità. Tale studio, ultimato dai tecnici incaricati dal ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, è stato ultimato ma non ancora reso pubblico. Sebbene da diverse indiscrezioni sia già trapelato che il verdetto: opera bocciata. Ma ora, un voto del Parlamento che impegna il Governo a procedere con la realizzazione del Tav potrebbe creare seri problemi all’interno dell’Esecutivo. Di fatto sconfessando il metodo che M5S e Lega avevano deciso di seguire non solo sulla Torino-Lione e che i grillini hanno, d’altra parte, rispettato accettando obtorto collo il via libera al Tap e al Terzo Valico.

Il rischio di una saldatura su questo argomento tra Lega, Pd, Forza Italia e Fratelli d’Italia non è impossibile, visto che ieri il sottosegretario leghista all’Economia, Massimo Garavaglia, è stato chiaro: “Sono in contatto con decine di professori: i numeri” in favore della Tav “non sono giusti ma giustissimi. Secondo noi sono incontrovertibili. Quando vedremo lo studio del M5S, li confronteremo”. Il voto sulle tre mozioni potrebbe tagliare la testa al toro dal momento che il Pd alla Camera può contare su 112 voti, Forza Italia su 105 e Fratelli d’Italia su 32. Se a questi si aggiungesse solo una parte dei voti della Lega, che a Montecitorio è forte di 123 deputati, il Tav avrebbe la strada spianata.

Ora resta da vedere come si comporteranno Lega e Cinque Stelle rispetto al contenuto delle singole mozioni visto che, a parte quella del Partito democratico, che prevede di impegnare il Governo “alla pubblicazione dei bandi di gara per la realizzazione del Tunnel di base sotto al Moncenisio” ed è considerata meno rischiosa, le altre due sono decisamente più pericolose. Infatti gli atti presentati da Forza Italia e Fratelli d’Italia prevedono rispettivamente incentivi economici per le popolazioni interessate dall’infrastruttura e, cosa politicamente ben più rischiosa in quanto gradita anche a una parte degli stessi Cinque Stelle, l’indizione di un referendum consultivo sulla realizzazione della Torino-Lione da tenersi in Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Insomma, un altra grana sul tavolo del premier Conte i cui tentativi di mediare tra i due azionisti della maggioranza sul Tav sono finiti, finora, sul binario morto.