Pisapia getta la spugna: “Campo progressista già finito, non ci sono le condizioni”. Gli ex Sel adesso vanno con Liberi e Uguali di Grasso

di Giorgio Velardi
Politica

È finita ancora prima di cominciare l’avventura di Campo Progressista di Giuliano Pisapia.

Stamattina, prima di gettare la spugna, l’ex sindaco di Milano aveva riunito in un hotel romano i membri più importanti del suo movimento. Poi nel pomeriggio il colpo di scena. “Ci abbiamo provato, per molti mesi, con tanto impegno ed entusiasmo. Il nostro obiettivo, fin dalla nascita di Campo progressista, è sempre stato quello di costruire un grande e diverso centrosinistra per il futuro del Paese in grado di battere destre e populismi – recita una nota diramata al termine della riunione dei vertici di CP –. Oggi dobbiamo prendere atto che non siamo riusciti nel nostro intento. La decisione di calendarizzare lo ius soli al termine di tutti i lavori del Senato, rendendone la discussione e l’approvazione una remota probabilità, ha evidenziato l’impossibilità di proseguire nel confronto con il Pd”. Insomma, game over.

Del resto, dopo l’incontro mattutino una fonte interna al movimento aveva rivelato a La Notizia come la situazione fosse “molto complicata”. Non escludendo la possibilità dello scioglimento del partito, com’è poi effettivamente accaduto. Alla base della spaccatura, la richiesta da parte di alcuni (i nomi sono quelli degli ex Sel Ciccio Ferrara, Marco Furfaro e Filiberto Zaratti ma non Massimiliano Smeriglio) di traghettare il movimento verso Liberi e Uguali, la lista unitaria di sinistra nata domenica scorsa dall’unione di Articolo1-Mdp, Sinistra Italiana e Possibile col presidente del Senato Piero Grasso leader. Il “no” di Pisapia, che continua a considerarla una ‘ridotta di sinistra’, era stato netto, aveva ribadito la stessa fonte.

Lo showdown arriva il giorno dopo la decisione della conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama di relegare lo Ius soli, messo da Pisapia fra i desiderata per saldare l’accordo col Partito democratico, in fondo al calendario. “Resto dell’idea che il calendario così come ieri è stato definito dalla conferenza dei capigruppo possa essere interamente rispettato prima della pausa natalizia, a partire dal ddl sul fine vita e comprendendo lo Ius soli”, ha detto stamattina il capogruppo dem al Senato Luigi Zanda. Ma non è bastato.