Più occupati nell’artigianato. Il 2018 si è chiuso positivo. Presentati i dati finali dell’Osservatorio Cna. Crescita in frenata nell’ultima parte dell’anno

di Sergio Patti
Economia

Sul fronte della creazione del lavoro anche nel 2018 artigiani, le micro e le piccole imprese hanno fatto la loro parte. Nella media dei dodici mesi dell’anno da poco concluso, infatti, questi comparti hanno registrato una crescita dell’occupazione pari al 3,2%. Si tratta di un incremento lievemente inferiore al +3,3% registrato nel 2017 coerente con il repentino peggioramento del quadro economico registrato nella seconda metà dell’anno scorso.  A rilevarlo è l’Osservatorio mercato del lavoro Cna, curato dal Centro studi della maggiore Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa, che analizza mensilmente le tendenze dell’occupazione su un campione di quasi 20mila imprese associate con 140mila dipendenti.

Scendendo nel dettaglio per tipologia contrattuale, dopo due anni le assunzioni con contratti a tempo indeterminato sono tornate a crescere in maniera significativa (+31,1% rispetto al 2017) mentre in misura molto più contenuta sono aumentate le assunzioni a tempo determinato (+8,3%). Proprio grazie al forte incremento registrato nel corso dello scorso anno la quota delle assunzioni a tempo indeterminato sul totale dei dipendenti è salita dal 15,3% al 18%.

La rinnovata propensione delle imprese ad assumere con contratti a tempo indeterminato non può essere messa in correlazione con le prospettive dell’economia che, secondo i principali istituti di previsione economica, sono in netto peggioramento. Secondo la Confederazione artigiana guidata dal presidente Daniele Vaccarino è invece più probabile che essa derivi dall’effetto combinato delle norme introdotte negli ultimi anni finalizzate a favorire il lavoro permanente (le tutele crescenti del Jobs Act) e a rendere meno conveniente l’uso del tempo determinato (il Decreto Dignità).

Quanto alle cessazioni, la crescita molto meno marcata nel 2018 rispetto al 2017 (+11,1% a fronte del +27,8%) va ascritta principalmente all’andamento delle cessazioni dei contratti a tempo determinato (in frenata) e indeterminato (in diminuzione), che insieme sono oltre l’80% del totale. Questi ultimi dati forniti dall’Osservatorio della Cna fotografano la coda di una situazione comunque ereditata dalla precedente legislatura, mentre solo nelle prossime rilevazioni si potranno misurare i primi effetti delle politiche per il lavoro dell’attuale Esecutivo, con il numero complessivo dei nuovi posti di lavoro e soprattutto i risultati – se ci saranno – sotto il profilo della diminuzione della precarietà.