Previdenza degli infermieri. Il caso del presidente Cococo. Ombre sui compensi del numero uno della Cassa. Gettoni di presenza d’oro e sconto sulle tasse

di Sergio Patti
Cronaca

Uno stipendio di fatto raddoppiato rispetto al dovuto utilizzando in modo anomalo i gettoni di presenza, e poi soldi dati inspiegabilmente a una società di lobby, e persino un meccanismo unico tra le casse (e a quanto pare illegittimo) per far pagare meno tasse sempre allo stesso presidente. La convocazione dei vertici dell’Enpapi, la Cassa di previdenza degli infermieri, davanti alla Commissione parlamentare di vigilanza sugli enti  ha fatto emergere una situazione talmente opaca da costringere i commissari a togliere alla fine l’audio della seduta, come è possibile vedere sul sito della Camera (http://webtv.camera.it/evento/12196). Tra le domande poste dal componente Giuseppe Galati e soprattutto in modo incalzante dal presidente Lello Di Gioia, è stato chiesto conto dei compensi percepiti da Mario Schiavon, il numero uno della Cassa pagato regolarmente per questo incarico, nonostante sia pensionato. Si tratta di 110 mila euro l’anno ai quali si aggiungono i gettoni di presenza da 400 euro che non gli vengono dati per le partecipazioni ai Cda, ma praticamente ogni giorno, anche solo per entrare nel suo ufficio. In questo modo il compenso totale diventa più che doppio, arrivando a circa 210 mila euro l’anno. Soldi che la legge Madia vieta di corrispondere a chi ricopre cariche nelle società collegate alla pubblica amministrazione ed è in quiescenza. Per arginare il problema il presidente della Cassa ha fatto “il tifo” per un emendamento appena inserito nel collegato alla Manovra, e ora in attesa dell’approvazione definitiva. Emendamento che secondo Di Gioia non solo non sana la posizione di Schiavon, ma pone anche il problema del danno erariale per le somme ricevute illegittimamente in passato. Un guaio che non è nemmeno il più grave tra le “stranezze” individuate, a partire dal fatto che lo stipendio a Schiavon viene pagato in regime di Co.co.co, pur avendo il presidente una regolare Partita Iva con cui fattura gli altri incarichi professionali. In questo modo il presidente della Cassa degli infermieri paga meno tasse di quanto prevede la legge.

C’è pure la lobby – Lo strana generosità della Cassa degli infermieri con il suo presidente era stata oggetto di un articolo de La Notizia, uscito il 16 novembre scorso, nel quale si segnalava anche lo strano rapporto con la società di Lobby Sec. Rapporto che Schiavon ha giustificato con una generica necessità della Cassa di interloquire con il Parlamento, ma che Di Gioia ha giustamente censurato come estraneo alle finalità di un ente di previdenza che non ha bisogno di intermediari per dialogare con il Parlamento o – peggio – di spingere le Camere a varare norme utili agli enti pensionistici o ai loro dirigenti.

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