Prima crisi tra Lega e M5S. Salvini mette a rischio il Governo per difendere gli evasori. Poi ci ripensa

di Francesco Carta
Politica

Il Governo sfiora la crisi sul Dl fiscale. A 24 ore dallo scoppio del caso della “manina” che avrebbe ampliato le maglie del condono, il nodo della pace fiscale resta ed è tutto politico. Le posizioni in campo sono ormai note: per il Movimento il decreto è stato cambiato e serve un nuovo Consiglio dei ministri per riscriverlo.

Per la Lega ogni modifica è stata concordata nel Consiglio dei ministri di lunedì e un nuovo vertice è inutile. Lo scontro arriva fino a Bruxelles, dove il premier Giuseppe Conte ha imposto una nuova riunione del Cdm per sabato, dopo che avrà fatto un personalissimo fact checking sul testo “incriminato”. Ma prima Matteo Salvini e poi la Lega fanno sapere che non ci saranno boicottando, di fatto, l’iniziativa del capo del Governo.

Lo scontro ovviamente rischia di minare l’impianto di una Manovra sulla quale, ieri, è arrivato il primo richiamo dell’Europa. In serata a parlare è stato Luigi Di Maio: “Non possiamo votare un condono che crea uno scudo fiscale per chi evade”, sottolinea il leader pentastellato. La Lega però tira dritto. Conte, però, tiene duro: “Il Consiglio dei ministri lo convoco io, il premier sono io”. Ma la risposta della Lega è gelida: “Siamo compatti su Salvini e se lui non partecipa al Cdm nessuno dei leghisti lo farà”, questa la linea fatta filtrare in serata.

A chiudere il cerchio è stato ancora Di Maio: “Salvini non ha tempo? Lo trovi”. Soltanto in tarda serata è arrivata la retromarcia da parte dello stesso Salvini: “Se serve che sia presente al Consiglio dei ministri, ci sarò. La Lega mantiene i patti”. Conte alla fine ha avuto ragione.