Pronto il contratto di Governo fra Lega e Cinque Stelle. Una sfida da 106 miliardi

di Giorgio Velardi
Politica

Centosei miliardi di euro. Tanto, ha calcolato l’economista Francesco Daveri, costerebbe il programma di Governo che Movimento 5 Stelle e Lega stanno scrivendo in queste ore. Ieri a Montecitorio – presenti i pezzi da 90 di entrambi i partiti – è andato in scena il primo faccia a faccia tra le due delegazioni. “Sabato pomeriggio (domani, ndr), dopo che avremo rielaborato in maniera un po’ più dettagliata e approfondita quello che ci siamo detti oggi (ieri, ndr), ci rincontreremo per cominciare con la redazione definitiva del contratto di Governo”, ha annunciato Alfonso Bonafede, fedelissimo di Luigi Di Maio, in un video su Facebook dopo il vertice. Del programma dell’Esecutivo giallo-verde, ha spiegato ancora il deputato pentastellato, “reddito di cittadinanza e flat tax” saranno “due temi centrali” individuati “come punti di partenza importanti” e “saranno oggetto di dibattito, dialogo e approfondimento”. Per non parlare della legge Fornero, sul cui “superamento” c’è sintonia “totale”. Ma i desiderata dei partiti di Matteo Salvini e di Di Maio si scontrano con un particolare mica da ridere: la tenuta dei nostri conti pubblici anche e soprattutto nel rispetto dei vincoli europei.

Secondo il docente di Macroeconomia alla Business School dell’Università Bocconi, infatti, ai 30 miliardi del reddito di cittadinanza, caposaldo del programma grillino, si sommano i 58 della flat tax (ossatura di quello di Lega/Centrodestra) al 15 per cento e infine i 18 della ‘Fornero’. Totale: 106 miliardi, per l’appunto.

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“Senza dimenticare che – tiene a sottolineare Daveri parlando con La Notizia – Lega e Cinque Stelle dovranno prima di tutto sterilizzare gli aumenti dell’Iva, che da soli valgono altri 15 miliardi”. Insomma, la strada si preannuncia tutt’altro che in discesa. E infatti sulla fattibilità delle promesse dei due (nuovi) alleati l’economista, membro del comitato di redazione de Lavoce.info, si mostra scettico. “Sono 6 punti di Pil di deficit in più, che sommati ai due attuali fanno 8. Quantomeno – ragiona ancora Daveri – grillini e Carroccio dovrebbero spiegare molto bene che cosa intendono fare per coprire almeno una parte di questo ammanco. Potrebbero dire, per esempio, che ci sarebbe un aumento di entrate derivanti da una minore evasione. Ma sarebbe molto difficile da spiegare in un documento di bilancio”, chiarisce il professore della Bocconi.

Quindi cosa dobbiamo aspettarci? “A mio avviso, i due contraenti del patto raddoppieranno il reddito d’inclusione e indicheranno un sentiero di avvicinamento a qualcosa che assomigli alla flat tax per ridurre le tasse, arrivando vicini al 3 per cento ma senza sforarlo”. Insomma, come si dice in questi casi: la coperta è corta.

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