Non è solo un problema di leadership. Per Prospero il vero guaio della sinistra è la mancanza di idee

di Giorgio Velardi
L'intervista

Lo stato di salute del centrosinistra non è proprio dei migliori. A cominciare dal Pd. “Il partito – dice a La Notizia Michele Prospero, docente di Scienza politica e Filosofia del diritto alla Sapienza di Roma – si trova in una situazione paradossale. Con un leader che nonostante la sconfitta al referendum resta in piedi ed è in grado di nominare i capilista bloccati per costruire le ultime zone di resistenza e la propria ripresa di potere personale. Forse Renzi non ha capito granché di quanto è accaduto il 4 dicembre o forse, peggio, non ha voluto capirlo. Un errore che rischia di pagare caro”.

A questo punto, professore, andrebbe quantomeno anticipato il congresso del Pd?
Sarebbe un passaggio normale e naturale, invece continuano ad andare in scena sceneggiate come quella dell’Assemblea nazionale o l’apertura di un blog, presentata come una cosa nuovissima.

E si moltiplicano gli sfidanti di Renzi: Roberto Speranza, Enrico Rossi, Michele Emiliano…C’è qualcuno che potrebbe creargli realmente problemi?
Rispondo con un’altra domanda: qual è la proposta politica dell’ex premier e dei suoi competitor? Nessuno lo sa. Quello della leadership non è, o non dovrebbe essere, il primo problema del Pd, ma resta uno dei suoi peccati originali. Tutti i politici espressi attraverso i gazebo sono stati travolti in modo impressionante: da Romano Prodi a Pier Luigi Bersani fino a Renzi.

Allora che cosa bisognerebbe fare?
Quello che facevano una volta i vecchi partiti: creare una leadership “collegiale” che valuti politicamente ciò che va fatto e individui i dirigenti che sono più capaci per assicurare l’equilibrio interno.

Veniamo a Sinistra italiana: che prospettive ha?
Se guardiamo alle altre democrazie europee viene da rispondere che uno spazio per una formazione politica di sinistra c’è. Sinistra italiana occupa uno spazio importante, soprattutto dopo la rottura fra il Pd e il sindacato, ma nasce con lo stesso vizio dei democratici: nemmeno è nato ufficialmente e già ci si interroga su chi, tra Scotto e Fratoianni, debba fare il capo. Servono analisi e programmi, altrimenti è una partita persa in partenza.

Del “Campo progressista” dell’ex sindaco di Milano, Pisapia, cosa pensa?
Mi sembra un “campo” del tutto inesistente, nulla più di un’ipotesi di laboratorio per costruire artificialmente una copertura a sinistra dell’ex presidente del Consiglio.

Sulla scena, anche se come outsider, c’è anche la figura di Luigi de Magistris…
Il sindaco di Napoli, come pure Emiliano, incarna un populismo di sinistra e una micro-leadership fortemente radicata sul territorio, ma che trovo difficilmente declinabile a livello nazionale.

Ultimo ma non meno importante è Pippo Civati. Quali sono le prospettive di Possibile?
Al momento, non si hanno notizie di una grande presenza delle truppe di Civati nella vita politica italiana. La Podemos di casa nostra non si costruisce a tavolino perché i fenomeni politici non nascono per imitazione tecnica. Le tentazioni di un populismo di sinistra urtano contro un dato di fatto.

Ovverosia?
Quello spazio politico è già occupato dal Movimento 5 Stelle, che potremmo considerare come una variante italiana di Podemos ma che non si presenta come tale perché ciò equivarrebbe a classificarsi come forza di sinistra radicale. Campo dal quale, comunque, i grillini pescano.

Twitter: @GiorgioVelardi