Puzza di mini ritocchi sui voucher lavoro. Camusso già in trincea. Il Governo non vuole il referendum, pronta la scorciatoia per evitarlo

di Alessia Vincenti
Politica

Un giorno intero a leccarsi le ferite. Ma soprattutto a cercare una strada per rilanciarsi. Sia la leader della Cgil, Susanna Camusso, che il segretario del Pd, Matteo Renzi, hanno subito il colpo della Corte costituzionale in materia di referendum sul Jobs Act.  Ma mentre l’ex presidente del Consiglio ha trascorso una giornata in silenzio, il sindacato di Corso d’Italia ha già individuato il nuovo obiettivo da abbattere: i voucher. “Noi diciamo che questo strumento è costruito male, è malato”, ha attaccato la Camusso. Che quindi ha chiesto la totale abolizione: “Ci vuole un altro modo per regolamentare il lavoro occasionale, deve essere un rapporto lavoro, con contribuzione previdenziale che garantisca un futuro e l’intermediazione del pubblico”. Durante la battaglia la Cgil vuole trovare una sponda nella minoranza dem, visto che l’ex capogruppo alla Camera, Roberto Speranza, va ripetendo che al referendum voterebbe Sì, sia sui voucher che in materia di responsabilità sugli appalti. D’altra parte il capo corrente, Pier Luigi Bersani, ha spiegato  le intenzioni della sinistra dem: “Io cercherò di lavorare per una riforma che eviti, o almeno sdrammatizzi, il referendum”. Quindi l’ex segretario ha rilanciato il mantra: “I voucher tornino alla logica originaria”.

Senza armi – La Camusso rischia di andare in guerra con armi spuntate. Perché il Governo sta già preparando gli artificieri che devono disinnescare la mina del voto sui voucher. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, si è messo all’opera per riformare lo strumento così da neutralizzare il quesito referendario che ha superato pure l’esame della Consulta. Intanto, nel Pd, la parola d’ordine è prudenza. “È necessario intervenire sui voucher, ma per farlo aspetterei, da un lato, le motivazioni della sentenza e, dall’altro, i risultati della tracciabilità introdotta dal Governo Renzi, dai quali potremmo avere delle sorprese”, ha commentato Annamaria Parente, capogruppo del Pd in Commissione Lavoro al Senato.

Dialogo – Peraltro l’Esecutivo può trovare inattesi interlocutori per stracciare i buoni lavoro. “Siamo pronti a fare la nostra parte per modificare l’utilizzo dei voucher che devono essere utilizzati soltanto per i lavori saltuari e non certo, come sta avvenendo, per occupazioni continuative”, ha garantito il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli. Prefigurando una possibile larga intesa sulla questione. Anche per questo la leader della Cgil ha chiuso al dialogo. “Non c’è possibilità di correzioni”. Ma mentre la Cgil sta salendo sulle barricate, l’ex ministro Maurizio Sacconi ha messo sul tavolo un’idea: “Eventuali restrizioni nell’impiego dei voucher devono accompagnarsi con la liberalizzazione dei contratti intermittenti che possono essere stipulati anche a tempo indeterminato”. Insomma, l’eventuale cancellazione dei voucher potrebbe essere una vittoria di Pirro della Cgil. Perché quello che sarebbe messo in cantiere, non è certo uno strumento in grado di fornire le tutele chieste dalla Camusso.